Costa Concordia, Legambiente: ripristinare al più presto ecosistema marino

Il Consiglio dei Ministri ha appena prorogato l’emergenza nazionale relativa alla nave Costa-Concordia. Era quanto chiedeva Legambiente che, allo stesso tempo, chiede spiegazioni “precise” riguardo i tempi dei lavori di messa in galleggiamento della nave naufragata il 13 gennaio dello scorso anno al largo dell’Isola del Giglio. L’Associazione ambientalista sottolinea “con forza che il progetto prescelto non ha visto una partecipazione attiva nella selezione delle istituzioni italiane che hanno di fatto affidato alla società Costa la scelta del migliore percorso da seguire per la rimozione della nave”. Secondo Legambiente “occorre a questo punto sottoporre il progetto prescelto a una attenta revisione per evitare di dilazionare ulteriormente i tempi con il grave rischio di danni all’ecosistema marino e all’immagine e ai flussi turistici dell’Isola del Giglio”.

“ Bisogna anche accelerare i tempi di rimozione del relitto dalle acque dell’Isola del Giglio e ripristinare al più presto l’ecosistema marino. Infatti i continui ritardi non fanno altro che aumentare il rischio di pericolosi sversamenti in mare dell’enorme quantità di sostanze tossiche presenti nella città galleggiante. Lo scafo del relitto continua a deformarsi e periodicamente assistiamo alla fuoriuscita di sostanze inquinanti. Per quanto riguarda lo spostamento della nave è necessario portarla a Piombino, che è il porto più vicino, e non a Palermo o in altre città lontane, così da ridurre al massimo il pericolo di inabissamento”.

“Rimaniamo fortemente insoddisfatti – aggiunge Angelo Gentili, segreteria nazionale di Legambiente – anche rispetto al decreto rotte, che non risulta essere efficace visti i limiti oggettivi che contiene che non escludono la possibilità di nuovi inchini in prossimità delle isole minori nonché di attraversamento di aree delicate come quella di Venezia: è inconcepibile che dopo un disastro così grave, a distanza di un anno dal gravissimo incidente che ha comportato la morte di 32 persone, non si sia capita la lezione e non si siano fatti puntuali interventi legislativi affinché eventi di questo tipo non possano più accadere”.

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