Costa Concordia un anno dopo, Greenpeace: nave contiene sostanze pericolose

Un’altra Costa Concordia sarebbe purtroppo possibile. A un anno esatto dall’incidente in mare, che avvenne nella notte del 13 gennaio 2012, il relitto della nave da crociera è ancora sdraiato davanti all’Isola del Giglio e la rimozione e il rigalleggiamento della nave sono state rinviate, sembra, al prossimo settembre. Secondo Greenpeace, “a un anno dal naufragio della Costa Concordia è ora di trarre una lezione da quanto è accaduto. Un incidente di questo tipo era prevedibile e Greenpeace non è stata certo l’unica a lanciare un allarme sull’affollamento delle rotte marittime in un’area teoricamente protetta come quella del Santuario dei Cetacei, che comprende il mare a nord della Sardegna e tutt’intorno alla Corsica fino alle coste di Toscana e Liguria fino quasi a Tolone, in Francia”.

C’è voluto questo disastro, ricorda l’associazione, per avere le prime regole sul trasporto marittimo nell’area e il decreto anti-inchini, che prescrive norme per evitare la dispersione in mare di carichi pericolosi. Ma altri incidenti ci sono stati, ricorda l’associazione: “Il primo giugno 2012 un cargo turco, la Mersa2, si è arenato di fronte all’Isola d’Elba. A dicembre 2012, poi, un traghetto della Grimaldi ha perso al largo di Palermo (dopo aver attraversato il Santuario dei Cetacei), una decina di tir e semirimorchi. Greenpeace ha subito chiesto lumi sulle conseguenze ambientali al Ministero dell’Ambiente e del Mare, ma dopo oltre un mese non ha ricevuto alcuna risposta”.

Commenta Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia: “La popolazione del Giglio, e tutti gli amanti di questo splendido mare, attendono la rimozione del relitto, che continua a essere rinviata. Le operazioni di recupero del carburante sono state fortunatamente condotte a termine senza incidenti ma la nave è comunque un contenitore di sostanze pericolose, come rilevato da un nostro rapporto”.

Durante un sopralluogo ai primi di agosto, afferma l’associazione ambientalista, si è scoperto che lo scafo rilascia in mare un “materiale torbido” nel quale sono state trovate deboli tracce di contaminazione, soprattutto di ritardanti di fiamma, ma non ci sono informazioni su risultati analitici di campioni d’acqua prelevati dentro lo scafo: un elemento, spiega Greenpeace, necessario a capire cosa potrebbe succedere quando la nave sarà raddrizzata, con il conseguente rischio dello spostamento delle masse d’acqua interne. L’associazione precisa inoltre che, dopo i primi incontri, non è stata più convocata dall’Osservatorio di monitoraggio per il Recupero della nave.

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