Crisi acqua Roma, Consumatori: “Chiudere i rubinetti non è la soluzione”

Chiudere i rubinetti della Capitale non è la soluzione alla crisi dell’acqua. E comunque, se la misura non viene programmata bene, sarà fonte di grandissimi disagi. Non si può chiedere a Roma quello che la città non può dare. Va tutelato il benessere dei cittadini e delle fasce più deboli, come ospedali, case di cura, strutture per anziani e per minori. Sono molto preoccupate le associazioni dei consumatori nei confronti del rischio che, da qui a qualche giorno, a Roma parta il razionamento dell’acqua e lo stop su turni di otto ore del servizio idrico per un milione e mezzo di cittadini.

Per questo un insieme di sigle – Adoc, Assoutenti, Cittadinanzattiva Lazio, Codici, Confconsumatori, Konsumer Italia e Lega Consumatori Lazio – sollecita le istituzioni a prendere in seria considerazione tutte le criticità che una misura del genere porterebbe con sé in una città come Roma. “La chiusura dei prelievi dal Lago di Bracciano, imposta dalla Regione Lazio, ha fatto emergere con più forza la necessità urgente di un intervento, mirato e programmato, sulla manutenzione straordinaria della rete idrica di ATO2, intervento di responsabilità di ACEA. Questo è un tema che sicuramente ci sta a cuore, ma sul quale non vogliamo, in questo momento entrare nel merito – affermano i Consumatori – Vogliamo invece porre all’attenzione del Comune di Roma e di ACEA il disagio che la “chiusura dei rubinetti” della Capitale, non ben programmata e organizzata, rischia di portare a cittadini e turisti”.

Nella realizzazione di un piano di cui ancora non si hanno notizie ufficiali le associazioni dei consumatori chiedono di considerare alcuni punti cruciali: mantenere la fornitura d’acqua, con ogni mezzo, a enti pubblici, scuole, ospedali, case di cura, residenze per anziani e minori; prevedere distacchi non superiori a quattro ore per turno; considerare che ad agosto la città si svuota sia di cittadini che di turisti. I consumatori chiedono poi di verificare la possibilità di aumentare i prelievi d’acqua da altre fonti e di attuare una capillare comunicazione alla cittadinanza sulla programmazione e gli atteggiamenti che possono contribuire ad un risparmio idrico.

Se dunque la paura è tanta, qualcuno già denuncia rincari sull’acqua minerale in bar e piccoli esercizi commerciali, dove si avrebbero ritocchi al rialzo delle bottiglie d’acqua compresi fra il 15% e il 25%. A denunciarlo è Federconsumatori. “Un incremento che assume le forme di vera e propria speculazione, dal momento che non è causato da alcuna motivazione oggettiva dettata da aumenti dei costi di produzione – dice l’associazione – Un fenomeno del tutto inaccettabile, che richiama la necessità di regolamentare l’imbottigliamento: chi imbottiglia l’acqua per poi venderla a caro prezzo ai cittadini, spesso, infatti, paga canoni irrisori”. Dice Emilio Viafora, presidente della Federconsumatori: “È ora di iniziare ad affrontare seriamente e con determinazione una fenomeno che, stanti i mutamenti climatici, tenderà a ripetersi negli anni. Per questo è urgente effettuare una programmazione di lungo periodo per piccoli invasi e per la loro manutenzione e, parallelamente avviare un serio piano di contrasto alla dispersione idrica (che in media negli acquedotti italiani è del 35%)”.

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