Ecolegalità 2.0, progetto di Legambiente Emilia Romagna con le scuole

Sono 4 le scuole coinvolte nel progetto Ecolegalità 2.0 presentato da Legambiente Emilia Romagna in risposta ad un bando della Regione nell’ambito del Servizio Politiche per la Sicurezza e della Polizia Locale. Un progetto che ha come obiettivo principale la diffusione tra i ragazzi delle scuole medie superiori di 2° grado della cultura della legalità, e l’approfondimento tecnico sulle ecomafie, ovvero su tutte le forme di aggressione al patrimonio ambientale del nostro Paese ad opera delle organizzazioni mafiose.

Il progetto coinvolge 4 scuole sul territorio regionale e circa 200 ragazzi, tra cui un gruppo di studenti del Liceo Copernico di Bologna, presso cui è stato realizzato oggi l’evento di lancio del concorso a cui il gruppo di studenti bolognesi parteciperà insieme agli studenti dell’ITC Matteucci di Forlì, dell’ITIS Corni di Modena e del Liceo Bertolucci di Parma, che realizzeranno le attività di pubblicizzazione del loro lavoro nelle prossime settimane.

Come rilevato anche dall’ultimo Dossier Ecomafie di Legambiente, l’Emilia-Romagna conferma infatti risultati di un certo peso nella classifica italiana dei reati legati alle Ecomafie. Nel 2013 ha registrato non solo 837 infrazioni accertate, 1.219 denunce e 237 sequestri, ma si è confermata come uno dei “palcoscenici” prediletti dalla ‘ndrangheta e dei suoi alleati, collocandosi al 2° posto in Italia per numero di “segnalazioni di matrice ‘ndranghetista” (ben 50), subito dopo la Lombardia che registra 55 segnalazioni.

“Reati ambientali e corruzione sono strettamente connessi – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – Il disegno di legge sui reati ambientali approvato alla Camera e la gestazione in Parlamento di un disegno di legge sulla corruzione sono iter necessari e a nostro avviso non più rinviabili. Invece, ancora una volta, sono bloccati. E gli inquinatori festeggiano. Perché senza l’approvazione della legge che inserisce i reati ambientali nel codice penale, che seppure troppo limitata e imperfetta rappresenterebbe un chiaro indirizzo e magari anche un punto di non ritorno nella lotta alle ecomafie, sarà difficile istituire inchieste e colpire gli ecocriminali che nonostante i danni pesantissimi inferti alla comunità e all’ambiente continueranno a farla franca”.

La ricostruzione post terremoto, infatti, è stata da subito individuata come un’occasione che poteva spalancare le porte all’infiltrazione delle cosche grazie sia al meccanismo degli appalti pubblici, sia a quello delle commesse guidate dai privati per ricostruire le proprie case e le proprie aziende. E l’operazione dei carabinieri di ieri dimostra che purtroppo le pur preziose azioni preventive e di controllo messe a punto dall’amministrazione regionale per guidare le assegnazioni dei lavori di ricostruzione da sole non sono sufficienti.

“Si è sempre parlato della ‘ndrangheta imprenditrice: gli arresti di oggi dimostrano proprio l’esistenza di questo tipo di organizzazione», ha spiegato il procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso durante la conferenza stampa in cui è stata illustrata la grande retata che ha portato agli arresti di ieri. Arresti che fanno dire a Giovanni Tizian – in video collegamento stamattina con gli studenti del Liceo Copernico di Bologna – che quella che è stata scoperta è “una cellula emiliana della ‘ndrangheta. Che ha forza militare, finanziaria e di relazione. Relazioni con la politica e persino con l’informazione. Tra Modena e Piacenza i padrini hanno investito denaro, tanto denaro. E si presentano come imprenditori perbene.”

“L’operazione dei Carabinieri che ha portato ieri all’arresto di 117 persone è l’ennesima conferma di come l’Emilia Romagna sia al centro dell’interesse delle cosche mafiose – afferma Lidia Castagnoli della segreteria regionale di Legambiente – L’attività di sensibilizzazione dei ragazzi sul fenomeno delle ecomafie e dell’illegalità ambientale, diventa quindi uno strumento fondamentale per la promozione di una cultura del territorio di contrasto alla criminalità”.

Coinvolto nel progetto anche il Corpo Forestale dello Stato, che offrirà occasioni di approfondimento sul loro lavoro e sul ruolo svolto nel contrasto alle attività illegali delle associazioni criminali sul territorio. A conclusione delle attività, il progetto prevede che le scuole coinvolte partecipino ad un concorso per il migliore prodotto educativo sull’ecomafia prodotto dagli stessi ragazzi, scelto e premiato da una giuria di addetti al settore nel corso di un evento pubblico regionale che si terrà nell’estate di quest’anno.

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