Ecosistema urbano: battuta d’arresto per le politiche ambientali

Crisi economica. Ma non solo. La XIX edizione di Ecosistema Urbano, l’annuale ricerca di Legambiente e Ambiente Italia realizzata con la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore, evidenzia che prima ancora della crisi economica stiamo assistendo ad una battuta d’arresto delle politiche ambientali. Nell’insieme dei capoluoghi italiani, ad esempio, torna a crescere l’inquinamento atmosferico, la media delle polveri sottili passa da 30 a 32 microgrammi per metro cubo, e sono dieci in più, da 27 si passa a 37, i giorni dell’anno in cui l’ozono scavalca i limiti di legge. Senza contare l’inefficienza energetica e quella del trasporto pubblico, messo sotto pressione dai tagli e incapace di attrarre passeggeri. Non crescono inoltre le isole pedonali, le zone a traffico limitato e le reti ciclabili urbane.Il rapporto di Legambiente raggruppa i 104 capoluoghi di provincia in tre gruppi omogenei per dimensione geografica: 15 grandi città con più 200mila abitanti, 44 medie città con popolazione tra 80mila e 200mila abitanti e 45 piccole città con meno di 80mila abitanti. Le migliori città di Ecosistema Urbano sono: Venezia per le grandi città, Trento tra i centri urbani di medie dimensioni e Verbania tra le piccole mentre ottengono la maglia nera Reggio Calabria (44 ª) per le città medie, Vibo Valentia (45 ª) per le città piccole, e Messina (15 ª) per le grandi città. Alla base di questi risultati c’è una lunga sfilza di risposte non date, da parte delle amministrazioni di Messina e Vibo Valentia, che non hanno permesso di valutare le loro performance. Per quanto riguarda Reggio Calabria, le risposte sono arrivate ma non sono state esaustive. E i dati emersi non sono di certo positivi: male i consumi idrici procapite (194,1 litri procapite al giorno), la dispersione idrica si attesta al 38% e non decolla la raccolta differenziata, che seppur in crescita rispetto alla scorsa edizione (8,4%), si ferma quest’anno all’11,4%.

Passando ai dati specifici, anche quest’anno le emergenze ambientali da affrontare sono lo smog, i rifiuti, il traffico, l’inefficienza energetica e quella del trasporto pubblico. Nel 2011 salgono a 17, contro i 6 dello scorso anno, i capoluoghi dove si registra un valore medio annuo di polveri sottili superiore al limite dei 40 microgrammi per metro cubo, previsto dalla direttiva comunitaria.

Restano stazionari i consumi di acqua potabile (164 litri a testa ogni anno, 3 in meno rispetto allo scorso anno) e l’efficienza della depurazione (che dall’86 per cento arriva all’88 per cento). Nessun miglioramento per la dispersione idrica. Più marcata la riduzione della produzione di rifiuti solidi urbani (20 chili in meno a testa in un anno, soprattutto a causa della riduzione dei consumi) e l’aumento della raccolta differenziata che, pur passando dal 31,97% dello scorso anno all’attuale 37,96%, resta però lontana dal raggiungimento dell’obiettivo normativo del 60% raggiunto solo da 12 città: Novara, Salerno, Trento, Pordenone, Verbania, Belluno, Oristano, Teramo, Benevento, Asti, Nuoro, Rovigo.

Alla luce dei dati rilevati da Legambiente registrano un aumento dell’inquinamento atmosferico nelle città, il Codacons chiede che le Procure della Repubblica perseguano per omissione d’atti d’ufficio (art. 328 cod pen) e getto di cose pericolose (art. 674 cod pen) tutti i sindaci delle città in cui sono stati superati i limiti di qualità dell’aria fissati dalla legge. L’associazione ritiene che “i sindaci ed i presidenti di regione italiani non hanno mai rispettato la legge e le direttive europee che, fin dal 1999, avevano fissato come obiettivo di non superare il valore limite dell’emissione di materiale particolato (PM10) di 50 µg/m³ per più di 35 volte all’anno e la media annua di polveri sottili di 40 µg/m3. Soglie entrate in vigore fin dal 1999, ossia ben 13 anni fa, anche se con un margine di tolleranza, ed entrate definitivamente in vigore dal 1° gennaio 2005. Eppure, nonostante siano passati tutti questi anni, le soglie non solo continuano ad essere abbondantemente superate, ma non ci sono nemmeno segnali di miglioramento”.

 

 

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