Elettrosmog, appello ai Senatori: bloccare art. 14 del decreto sviluppo

Continua, anzi si inasprisce, la protesta di alcune associazioni ambientaliste e non solo contro l’elettrosmog e, in particolare, contro le modifiche contenute nel decreto sviluppo che allentano i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici attualmente in vigore. La Rete No Elettrosmog Italia si è riunita in una piattaforma online in cui si spiegano i rischi per la salute umana, se si elimina il Principio di Precauzione nello uso di campi elettromagnetici nella vita sociale. La Rete ha scritto una lettera ai Senatori affinché non approvino l’art. 14 del decreto sviluppo che cambia i criteri di misurazione.

Si può dire che il problema dell’elettrosmog è uscito dalla porta ed è rientrato dalla finestra: la prima versione del decreto sviluppo conteneva l’articolo 29 (denominato “antenna selvaggia”) con cui si favoriva la diffusione di cavi, fili o linee (per accorciare il digitale divide del nostro Paese), e non si dava al cittadino la possibilità di opporsi all’installazione di un’antenna o un ripetitore sopra la sua testa. Questo articolo è stato eliminato, ma nella nuova versione del decreto c’è un altro nodo critico. “Con l’articolo 14 si vuole introdurre una deregulation” denunciano le associazioni spiegando che si modifica la misurazione: non più in un ristretto lasso di tempo per individuare i valori alti di esposizione, ma facendo la media delle 24 ore. Così si ammettono valori altissimi ad esempio durante la mattina, visto che di notte la trasmissione è molto più bassa.

La Rete ha scritto una lettera aperta ai Senatori affinché blocchino “questo atto criminoso che avrà ripercussioni certe nel medio lungo termine su tutta la popolazione” si legge nell’appello firmato da oltre 30 personalità tra scienziati, medici e ricercatori, italiani e stranieri. Nel documento si chiede “che venga eliminato dal decreto sviluppo, ora in discussione al Senato, l’articolo 14, riguardante le misurazioni dei campi elettromagnetici, che di fatto annulla il principio di precauzione raccomandato dall’Unione europea e dalla legge quadro del 36/2001, allentando in pratica le tutele ambientali in vigore”.

“L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro nel maggio 2011 – sottolinea la lettera – ha classificato i campi elettromagnetici di radiofrequenza come possibili cancerogeni di classe 2b, sulla base degli studi sui tumori indotti dai telefoni cellulari”. Secondo i firmatari della lettera, il decreto dovrebbe invece “promuovere la creazione e l’implementazione di reti via cavo e in fibra ottica che rappresentano a oggi l’unica tecnologia per la trasmissione di voci e dati efficiente e allo stesso tempo priva di controindicazioni per la salute”.

Sul tema c’è stato un convegno, ieri a Roma, dal titolo “Campi elettromagnetici e salute: c’è il rischio di un disastro ambientale con il decreto crescita?” organizzato dall’International Commission for Electromagnetic Safety (Icems), dall’università di Roma Tre e dall’ateneo della Tuscia, con la collaborazione dell’Associazione malattie da intossicazione cronica e ambientale (Amica). “L’Italia ha una legislazione all’avanguardia nella sicurezza della popolazione in questo settore – afferma Livio Giuliani, portavoce dell’Icems – ma se passerà questo decreto rischia di retrocedere di fatto dietro la Cina. Il nostro limite sui campi elettromagnetici di 6 volt per metro è stato copiato dalla Polonia e dalla Svizzera”.

 

 

2 Commenti a “Elettrosmog, appello ai Senatori: bloccare art. 14 del decreto sviluppo”

  1. Natalino ha detto:

    Io metterei loro e loro famiglie sotto i ripetitori così capirebbero quanto sono pericolosi , ma con il cavolo che loro ci si metterebbero

  2. Anony ha detto:

    via le antenne da tutte la città ! Questa sarà la prossima battaglia che condurremo !