Europa. Terre da scavo della TAV, denuncia al Commissario Ue all’Ambiente

L’associazione ambientalista toscana Idra scrive al Bruxelles per bloccare il nuove Regolamento italiano sullo smaltimento delle “terre e rocce da scavo” perché potenzialmente inquinanti. Sotto accusa le tonnellate di terre che saranno prodotte dai nuovi cantieri per la TAV e che potrebbero così essere riutilizzate per la costruzione di altre infrastrutture. Possibile violazione della Direttiva Ue Rifiuti che le categorizza come “rifiuti”.

L’Unione europea blocchi il nuovo regolamento italiano sullo smaltimento delle “terre e rocce da scavo”. Lo ha chiesto con una lettera inviata al Commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik l’associazione Idra onlus, associazione toscana nata in difesa dell’ambiente. Con la missiva, viene chiesto al Commissario Ue di valutare attentamente il testo del Regolamento “affinché venga severamente respinto ogni tentativo di elusione delle norme contenute nelle vigenti direttive europee in materia di rifiuti”.

Le terre e rocce da scavo sono i ricavati di attività estrattive o di grossi cantieri aperti per la costruzione di infrastrutture. Vista la loro peculiarità di composizione (terra mista a tutta una serie di residui anche non naturali dovuti alle attività estrattive) sono disciplinate da un’apposita normativa (D.Lgs. 152/06 e simili e da apposite linee guida approvate con D.G.R. n. 24-13302 del 15 febbraio 2010 “Linee guida per la gestione delle terre e rocce da scavo ai sensi dell’articolo 186 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”). Vista la potenziale pericolosità di alcuni composti che possono essere contenuti in queste terre, la loro gestione ricade nell’ambito della Direttiva Ue 2008/98/CE in materia di rifiuti.

Violazione della Direttiva Ue. Secondo l’associazione Idra, con l’approvazione del nuovo regolamento italiano, la cui prima bozza risale al 10 novembre 2011, “verrebbe di fatto liberalizzato l’utilizzo di terre e rocce da scavo, anche inquinate, tramite artifizi normativi in aperto contrasto con le attuali norme europee in materia di rifiuti. Secondo l’associazione, “il rischio concreto che potrebbe così corrersi, quello di rendere esenti diverse categorie di rifiuti dalle disposizioni delle normative europee”. A questo proposito la Corte di Giustizia Europea, con sentenza della sez. 3 del 18 dicembre 2007, causa C- 194/05, è già intervenuta contro un simile tentativo di liberalizzazione.

Un modo per smaltire i rifiuti della TAV. L’associazione punta il dito contro le tonnellate di terre da scavo da smaltire provenienti dai cantieri per la costruzione dei tracciati ferroviari ad alta velocità (TAV). Dopo le grandi opere realizzate al Mugello (Firenze) sotto accusa ci sono i due tunnel da 6 km ciascuno in progetto da Campo di Marte a Rifredi (Firenze) con tanto di stazione sotterranea a metà strada nella zona di via Circondaria. “Qui è tutto fermo in attesa di sapere dove smaltire le terre di scavo che saranno prodotte – spiega il presidente Idra, Girolamo dell’Oglio – In teoria dovrebbero finire via treno ad Arezzo nella ex miniera di lignite Santa Barbara, ma i sindaci dei comuni che verranno attraversati da questo traffico e i gli abitanti dei pressi della miniera non sono stati consultati”.

“Costo dello smaltimento delle terre da scavo troppo alti”. Il ministro dell’Ambiente italiano Corrado Clini, intervenuto il 22 maggio 2012 ad un convegno sulla sicurezza delle Ferrovie dello Stato, aveva detto che “è inaccettabile che rocce e terre da scavo richiedono costi di smaltimento anche superiori ai costi dell’opera stessa” e per questo l’Italia ha “predisposto un decreto in materia adesso all’attenzione di Bruxelles”. A tentare lo sblocco delle terre da scavo ci aveva provato anche l’ex ministro alle Infrastrutture e trasporti Pietro Lunardi (2001-2006) con la legge 21 del dicembre 2001, n. 443 che sulle terre da scavo introduceva alcune disposizioni di “interpretazione” bocciate poi dalla Corte di Giustizia europea.

Non partecipano le altre associazioni ambientaliste. Idra non ha raccolto l’adesione delle altre principali associazioni ambientaliste italiane. Sempre Idra, parte civile nel procedimento penale del Tribunale di Firenze contro CAVET (Consorzio Alta Velocità Emilia Romagna) e altre società che hanno costruito la tratta TAV Firenze-Bologna, hanno vinto in appello un indennizzo per “inquinamento delle acque” conseguente a questi lavori, ma la sentenza non ha riconosciuto il dolo delle aziende.

Twitter @AlessioPisano

 

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