Fertilizzanti in agricoltura, Legambiente denuncia: Italia viola diritto UE

L’agricoltura italiana rischia di essere invasa dai fertilizzanti. E’ un clamoroso passo indietro quello compiuto dalla legge di conversione del Decreto Sviluppo (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 18 dicembre): l’emendamento inserito in extremis dall’onorevole Enzo Ghigo azzera per un anno intero l’attuazione della direttiva europea “nitrati” del 1991, che stabilisce limiti all’impiego di fertilizzanti azotati in agricoltura per impedire che vengano inquinati fiumi e laghi. Legambiente ha inviato una denuncia a Bruxelles, chiedendo l’immediata attivazione dei poteri della Commissione europea per ripristinare la certezza del diritto comunitario nel nostro Paese.

“Non esitiamo a definire grave e irresponsabile questo testo – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – perché l’attuazione della direttiva nitrati richiede investimenti fondamentali per il risanamento delle acque superficiali e dei bacini marini del nostro Paese. E perché aprire un simile conflitto con le norme comunitarie significa vanificare gli investimenti fatti da migliaia di imprenditori agricoli onesti, e esporre la nostra agricoltura al rischio di un severo taglio delle misure di sostegno comunitario, vincolato al fondamentale rispetto delle norme in materia di tutela ambientale”.

In Italia sottovalutiamo il problema dell’impiego dei fertilizzanti azotati. I rischi legati a questo impiego, invece, sono pericolosi per tutti: le falde della Pianura Padano-Veneta, ad esempio, a causa dei nitrati contenuti nei fertilizzanti sono ancora lontane dall’obiettivo di “buono stato” che, secondo la direttiva quadro sulle acque, dovrebbero raggiungere entro il 2015. Ma anche il Po soffre ormai da molti anni per i carichi eccessivi di azoto che le acque intercettano dai campi e dagli allevamenti intensivi delle troppe aziende che non si sono ancora messe in regola con la direttiva. L’eccesso di azoto è una delle cause dell’eutrofizzazione dell’Adriatico, bacino marino con ridotto scambio in cui periodicamente la mediocre qualità dell’acqua si palesa con proliferazioni di alghe e mucillagini, provocando danni all’ambiente marino ma anche all’economia turistica oltre che alla salute dei bagnanti.

“Siamo consapevoli che la direttiva nitrati sottopone a forte pressione il settore agrozootecnico del nostro Paese – aggiunge Cogliati Dezza – e che vi sono meccanismi di attuazione che non premiano adeguatamente le buone prassi né scoraggiano sufficientemente l’abuso di fertilizzanti chimici. Per questo, ben venga l’apertura di tavoli di verifica e di rimodulazione dell’attuazione della norma. Ma riteniamo intollerabile che il nostro legislatore possa pensare di risolvere i problemi stabilendo la libertà di inquinare attraverso un colpo di spugna su norme che devono valere per tutti i Paesi membri”.

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