QualEnergia: Lazio, crescono rinnovabili ma ancora forti le fonti fossili

Tra 2016 e 2017 nel Lazio c’è stato il maggior numero di installazioni di rinnovabili in Italia, da 46.537  a 50.296 che hanno raggiunto la potenza di 1.325 a MegaWatt. Tuttavia, l’84,7% dell’energia viene ancora prodotta con fonti fossili, a causa della presenza di mega impianti a partire da quello a carbone di Civitavecchia, una delle 12 centrali a carbone italiane che contribuiscono a meno del 14% del fabbisogno nazionale, ma emettono in atmosfera il 40% di tutto il carbonio che proviene dall’intero sistema elettrico nazionale.

Secondo i dati presentati da Legambiente, nel Lazio, tra 2010 e 2017, le rinnovabili sono state in continua crescita: il fotovoltaico è passato da 150 a 1.750 Gwh, l’eolico da 15 sale a oltre 110 GWh, le bioenergie da 100 a 700 Gwh. I comuni del solare fotovoltaico, quelli con impianti censiti, sono ben 368 su 378 totali; in testa per energia prodotta, il comune di Montalto di Castro (VT) con 24.015 KW ogni 1000 abitanti.

C’è bisogno della rivoluzione energetica nel Lazio, con eolico e fotovoltaico sui tetti, geotermia a bassa entalpia, autoconsumo, produzione distribuita, efficientamento, green mobility”, dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio. “La nostra regione è uno dei principali motori di produzione italiani e internazionali, con economia e consumi energetici paragonabili a intere nazioni come Grecia,Portogallo, Ungheria e Irlanda: le scelte energetiche del Lazio hanno ripercussioni ambientali nazionali e internazionali, per questo bisogna dire definitivamente addio a tutte le fonti fossili”. 

Decarbonizzare la regione”, continua Scacchi, “vuol dire arricchirne l’economia con sviluppo sostenibile e posti di lavoro nella green economy e molto di positivo sta già succedendo, si sta iniziando a diffondere la geotermia a bassa entalpia, il solare termico è un po’ dovunque e nel Lazio abbiamo finalmente importanti campi eolici. Nella quasi totalità dei comuni ci sono impianti fotovoltaici che bisogna diffondere su tutti i tetti, con una produzione distribuita che constrasti i grandi e devastanti campi fotovoltaici a terra su aree agricole di pregio; i pannelli solari invece devono ricoprire gli edifici, le strutture industriali abbandonate, quelle in funzione, anche i terreni ma quelli non utilizzabili in agricoltura come quelli da bonificare e aree marginali di contesti industrali”.

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