G20, Legambiente: stop ai finanziamenti per le fonti fossili

Mantenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5° C per evitare gravi effetti sulle persone e sugli ecosistemi. È questo l’obiettivo fondamentale per il quale si è giunti alla firma degli Accordi di Parigi. Ma nella partita dei finanziamenti pubblici le fonti energetiche fossili battono le rinnovabili 4 a 1. Nonostante gli Accordi sul clima di Parigi e gli impegni presi per contrastare i cambiamenti climatici, i Paesi del G20 continuano ad incentivare l’uso dei combustibili fossili fornendo quasi quattro volte più fondi pubblici a questo settore che alle energie rinnovabili.

Tra il 2013 e il 2015, secondo i dati diffusi oggi dal Rapporto internazionale “Talk is Cheap: How G20 Governments are Financing Climate Disaster”, i finanziamenti pubblici che gli Stati del G20 hanno destinato alle fonti fossili si attestano a 122,9 miliardi di dollari l’anno.

Da quanto emerge dal Rapporto, il Giappone rimane il principale finanziatore per i combustibili fossili – petrolio, gas e carbone – con 16,5 miliardi di dollari l’anno stanziati tra il 2013 e il 2015 rispetto a 2,7 miliardi di dollari l’anno a sostegno dell’energia pulita. Seguito in classifica al secondo posto, la Cina con 13,5 miliardi di dollari annui di fondi pubblici per i combustibili fossili rispetto a meno di 85 milioni di dollari ogni anno per le energie rinnovabili. La Corea del Sud si piazza al terzo posto con 8,9 miliardi di dollari l’anno rispetto a soli 92 milioni di dollari ogni anno per le rinnovabili. Seguono gli Stati Uniti con 6 miliardi di dollari annui dal 2013 al 2015, rispetto ad 1,3 miliardi all’anno per l’energia pulita. Le aziende statunitensi hanno inoltre ricevuto 17,5 miliardi di dollari in totale di finanziamenti per combustibili fossili provenienti da altri paesi del G20 nello stesso periodo. E poi Germania, Canada (con 3 miliardi di dollari annui destinati a petrolio, gas e carbone rispetto ai soli 171 milioni di dollari l’anno per le rinnovabili) e Brasile.

Anche l’Italia ha dato il suo contributo: in tre anni ha destinato ben 2,1 miliardi di dollari medi annui ai combustibili fossili contro i 123 milioni di dollari l’anno destinati alle energie pulite, piazzandosi all’ottavo posto nella classifica per finanziamenti pubblici a sostengo dei combustibili fossili e risultando quindi tra i paesi peggiori.

In vista del G20 di Amburgo in programma nei prossimi giorni dove si discuterà anche della questione clima, Legambiente lancia oggi un appello chiedendo ai Paesi che parteciperanno al summit mondiale massima trasparenza e azioni concreti per definire un’agenda ambientalista efficace che preveda, tra i primi interventi da attuare, l’eliminazione entro il 2020 di tutti i sussidi alle fonti fossili.

È ora di dire basta alle ipocrisie e di cancellare i sussidi alle fonti fossili, spostando le risorse verso l’innovazione ambientale e l’efficienza energetica”, dichiara Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente.

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