Gestione rifiuti in Campania, Tribunale UE: nessun fondo FESR all’Italia

L’Italia non ha diritto ai contributi finanziari FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale). E’ quanto ha deciso il Tribunale dell’Unione Europea confermando la decisione della Commissione Europea che non ha versato i contributi all’Italia per la per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti in Campania, poiché l’Italia non ha adottato tutte le misure necessarie per lo smaltimento dei rifiuti in questa Regione.

Il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) è diretto a promuovere, in sinergia con gli altri Fondi strutturali, la coesione economica e sociale nell’Unione, correggendo i principali squilibri e partecipando allo sviluppo delle regioni. Esso contribuisce, fra l’altro, alla realizzazione di un livello elevato di protezione dell’ambiente.

Nell’ambito del sostegno agli interventi strutturali dell’Unione in Italia la Commissione, nel 2000, ha approvato il programma operativo Campania («PO Campania»), per spese effettuate fra il 5 ottobre 1999 e il 31 dicembre 2008.

Nell’ambito diun procedimento d’infrazione, la Commissione, nel 2007, ha messo in mora l’Italia addebitandole di non aver garantito che, in Campania, i rifiuti fossero smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente e quindi di non aver creato una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento, in violazione della direttiva sui rifiuti. Nel 2010 la Corte ha in effetti constatato l’inadempimento dell’Italia che, non avendo adottato tutte le misure necessarie per lo smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, aveva in tal modo messo in pericolo la salute umana e danneggiato l’ambiente.

Nel frattempo, nel 2008, la Commissione aveva informato le autorità italiane delle conseguenze sul finanziamento del PO Campania che intendeva trarre dal procedimento d’infrazione in corso, nel senso che si proponeva di rifiutare provvisoriamente il rimborso delle spese del PO Campania relativo al sistema regionale di gestione e smaltimento dei rifiuti, il quale costituiva parimenti oggetto del procedimento d’infrazione. Le domande di pagamento per spese relative al PO presentate successivamente al momento in cui l’Italia è venuta meno agli obblighi derivanti dalla direttiva relativa ai rifiuti (entrata in vigore il 17 maggio 2006) sarebbero quindi state respinte.

Con due ricorsi l’Italia ha chiesto al Tribunale di annullare le decisioni di rifiuto della Commissione, sostenendo che, per giustificare tale rifiuto, l’oggetto specifico del procedimento di infrazione avrebbe dovuto coincidere perfettamente con le «operazioni» oggetto della domanda di pagamento dei finanziamenti.

Nella sua sentenza odierna il Tribunale, dopo aver esaminato la formulazione letterale e il contesto del regolamento, conclude che, per rifiutare pagamenti intermedi del FESR, è sufficiente che la Commissione dimostri che l’oggetto di un procedimento d’infrazione in corso è direttamente collegato alla «misura» cui si riferiscono le operazioni oggetto del finanziamento, dal momento che la nozione di «misura» ha una portata più ampia rispetto a quella di «operazione».


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