Greenpeace in azione nella sede Enel per denunciare danni prodotti dalle centrali a carbone. Enel risponde

Blitz di Greenpeace nella sede dell’Enel a Roma per denunciare gli impatti ambientali e sanitari dell’energia prodotta dall’azienda utilizzando carbone. Alcuni attivisti del Reparto Investigazioni Climatiche (R.I.C.) di Greenpeace si sono calati dal tetto dell’edificio e hanno calato sulla facciata uno striscione di oltre 70 metri quadri con la scritta “ENEL KILLER DEL CLIMA”, con l’immagine del carbone.

Gli attivisti hanno poi consegnato ai vertici dell’azienda un “avviso di garanzia” nel quale si ipotizza il “reato di grave danno ambientale, climatico e sanitario, reato di profitto indebito tramite danno sanitario e ambientale a persone ed ecosistemi”. Con la sola centrale di Brindisi Enel scarica infatti sulla collettività danni ambientali e sanitari per 700 milioni di euro e ne intasca una cifra simile in  profitti extra. Per dare risalto a quest’indagine che, secondo Greenpeace porterà alla luce reati e misfatti connessi al business del carbone, è stata lanciata la piattaforma online, www.FacciamoLuceSuEnel.org, con la quale l’associazione ambientalista recluta “investigatori” per seguire e partecipare all’indagine.

Secondo i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) la centrale a carbone di Enel Federico II a Brindisi è l’impianto industriale più inquinante in Italia per emissioni in atmosfera (il 18° in Europa). Da poche settimane, quattro dirigenti della centrale di Brindisi sono indagati per omicidio colposo e lesioni colpose, in relazione agli impatti mortali e patologici che le emissioni della centrale avrebbero sulla popolazione del territorio; 12 dirigenti della stessa centrale sono indagati, tra l’altro, per gettito pericoloso di cose e danneggiamento alle colture.

“Brindisi, purtroppo, è solo la punta dell’iceberg – ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima e Energia di Greenpeace – Enel controlla otto impianti a carbone, in Italia; e conferma di volerne costruire altri due. Ha portato la produzione da carbone, nell’ultimo anno, dal 34,1% al 41% del totale. E il suo amministratore delegato, Fulvio Conti, ha più volte ribadito di voler quasi raddoppiare la produzione da questa fonte. È uno scenario catastrofico per l’ambiente, il clima, la salute pubblica e l’occupazione. Ed è tanto più sconcertante quanto pensiamo che l’azionista di maggioranza di Enel è il Ministero del Tesoro. Come si giustifica questa quota di controllo pubblico per un’azienda che privatizza i suoi profitti e scarica sulla collettività i costi dei danni che provoca?”

Greenpeace chiede ad Enel il ritiro immediato dei progetti per gli impianti a carbone di Porto Tolle e Rossano Calabro e di non aumentare la produzione a carbone nel Sulcis; la progressiva eliminazione della produzione elettrica da carbone entro il 2030 e la sua sostituzione con energie rinnovabili.

Ed Enel risponde prontamente incontrando i rappresentanti di Greenpeace e spiegando loro che hanno sbagliato indirizzo poiché i dati parlano chiaro: nel 2011 il 42% della energia elettrica prodotta da Enel è priva di qualunque tipo di emissioni, compresi i gas effetto serra. L’azienda è tra i maggiori produttori al mondo di energia elettrica da fonti rinnovabili: il 36% della sua capacità produttiva, 35 mila Megawatt su 97 mila totali, è costituita da impianti alimentati con la forza dell’acqua, del vento, del sole e del calore naturale della terra.

Sul fronte delle centrali termoelettriche l’impegno di Enel a renderle sempre più efficienti prosegue anno dopo anno: nel 2010 le emissioni di gas effetto serra delle centrali dell’Enel si sono ridotte rispetto al 2009 in termini assoluti del 4,8% e quelle specifiche, cioè per chilowattora prodotto, del 5,7%. Inoltre la produzione di energia elettrica da carbone in Italia è ferma al 13% del totale contro una media europea di più del doppio (27%) con punte del 44% come in Germania.

Infine, ricorda l’azienda, le centrali Enel a carbone in Italia sono tra le più efficienti, con emissioni di polveri, ossidi di azoto e anidride solforosa a meno della metà rispetto alle percentuali fissate a livello europeo a tutela della salute e dell’ambiente. Nella centrale di Brindisi si sta sperimentando la tecnologia della cattura dell’anidride carbonica che in prospettiva permetterà di azzerare anche questo tipo di emissione. “Attribuire a una singola centrale o a un singolo gruppo energetico la responsabilità di risolvere un problema globale di queste gigantesche dimensioni (il cambiamento climatico) – conclude Enel – dimostra la miopia di chi lo sostiene”.

Ma il direttore esecutivo di Greenpeace Giuseppe Onufrio risponde così: “Solo meno dell’8% della produzione di Enel è fatta dalle nuove rinnovabili, la gran parte è data dall’eredità idroelettrica dei nostri nonni. La produzione a carbone di Enel sta aumentando e ha superato il 40%. Con i suoi piani di investimento nel carbone Enel è il primo e principale ostacolo alla rivoluzione energetica di cui abbiamo bisogno”.

 

 

 

 

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