Ilva, Cittadinanzattiva su nuova Aia: no a decisioni che favoriscono impresa

Si torna a parlare di Ilva. Oggi è iniziata, presso il Ministero dell’Ambiente, la conferenza dei servizi per la procedura conclusiva di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia) dell’Ilva di Taranto. Il provvedimento, che dovrà essere firmato dal Ministro Corrado Clini, impone all’azienda una serie di prescrizioni ambientali e di investimenti da fare nel giro di 3 anni affinché siano ridotte le emissioni inquinanti nell’aria, che a luglio scorso hanno portato la magistratura a sequestrare tutti gli impianti dell’area a caldo con l’accusa di disastro ambientale.

Cittadinanzattiva ha partecipato alla conferenza come organizzazione aderente al Comitato Tarantino Altamarea e, attraverso il suo vice segretario generale Anna Lisa Mandorino, manda un messaggio forte:  “Non vorremmo che l’Aia discussa oggi in Conferenza dei Servizi fosse rivista. Va ritirata“. Mandorino spiega: “Non possiamo accettare che si consideri solo uno degli aspetti di tutela ambientale, quello delle emissioni nell’aria, senza occuparsi di tutti gli altri; in generale la nuova Aia sembra orientata a garantire la produzione, piuttosto che la salute. Questo è in contrasto anche con quanto deciso dalla magistratura, oltre che contro le evidenze scientifiche che hanno confermato l’eccessivo aumento del tasso di mortalità nell’area”.

Ci sono tre punti sui quali consideriamo indispensabile lavorare – aggiunge Anna Lisa Mandorino – e  su cui non possiamo accettare mediazioni, e riguardano la chiusura dell’altoforno, i limiti per la produzione e il rispetto dei vincoli di produzione indicati dalla magistratura. “Tra i punti incriminati, l’idea di far chiudere l’altoforno 5 in 14 mesi, invece che immediatamente come indicato dai giudici, e la copertura dei parchi minerali, prevista in 3 anni invece che in tempi più brevi possibile”.

Cittadinanzattiva e Altramarea hanno inoltre evidenziato che un piccolo comma, inserito nell’articolo 242 del ddl semplificazioni, denominato 13-bis, permetterebbe all’impresa, nelle more dell’effettiva bonifica ambientale, di continuare di fatto a produrre quasi come se nulla fosse, vanificando così l’azione della magistratura.

Infine, sempre relativamente alla nuova proposta di Aia, “chiediamo che il limite per la produzione venga ridotto al minimo possibile, come suggerito dai magistrati, che stimiamo intorno ai 5 milioni di tonnellate annue, e non 8 come proposto”. “Visto l’atteggiamento di fatto passivo a attendista dell’azienda –  ha concluso Mandorino – non possiamo fidarci che le indicazioni, anche di questa Aia addolcita, vengano davvero rispettate dall’Ilva. Chiediamo quindi che il Governo obblighi alla copertura con fidejussioni, così che ci siano sufficienti garanzie finanziarie pari all’intero importo degli interventi previsti”.

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