Indagine europea di Born Free: 9 zoo su 10 in Italia non hanno la licenza

Inchiesta internazionale sugli zoo d’Europa. In Italia il 90 per cento opera senza licenza. Pessime le condizioni medie di detenzione degli animali, rinchiusi in strutture anguste e inadatte alla loro natura. A Treviso un pregiudicato per maltrattamento animale gestiva circa un’ottantina di animali. Eppure la normativa italiana è tra le più avanzate d’Europa. In Italia i giardini zoologici sono senza licenza e molti presentano scarse condizioni di tutela per gli animali. E’ quanto emerge da un’inchiesta internazionale delle Ong Born Free ed Endcap presentata recentemente a Bruxelles. Non usa mezze parole Daniel Turner, ricercatore di Born Free secondo cui “Italia e Francia sono le peggiori d’Europa”. In base ai dati risultanti dal registro ufficiale dei giardini zoologici (2011), tenuto dal Ministero dell’Ambiente, sono soltanto 5 gli zoo che dispongono di una licenza di esercizio, mentre 21 sono in attesa di riceverla (forse) stessa ed almeno 39 esercitano senza alcuna autorizzazione e non sono quindi soggetti a regolamentazione.

La legge italiana resta tutta sulla carta. “Eppure la normativa italiana (Decreto Legislativo 21 marzo 2005, n. 73, ndr) risulta una delle più avanzate in Europa, a tratti addirittura più rigorosa della “Direttiva 1999/22/CE relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici”, riferisce Turner. In Italia sono state visitate a campione 25 strutture, dal Parco Safari delle Langhe a Murazzano (Cuneo) allo Zoosafari di Fasano, da Brindisi al Delfinario di Rimini, dal Bioparco di Roma allo Zoo di Napoli.

Scarsi i controlli, anzi inesistenti. Born free denuncia che le ispezioni dei giardini zoologici sono scarse e la maggior parte di essi non viene mai ispezionata. Come risultato, conclude l’associazione, “gli animali rimangono in condizioni inidonee”. Inidonee in questo caso vuol dire al limite della sopravvivenza, con animali rinchiusi in spazi angusti e completamente inadatti alla loro natura, delfinari con concerti assordanti a pochi metri dalle vasche e condizioni di nutrimento e tutela a dir poco intollerabili.

A rischio anche la sicurezza dei visitatori. “Alcuni giardini zoologici non adottano misure atte a prevenire la fuga di animali non indigeni verso l’ambiente naturale, il che può costituire una minaccia sia per la fauna selvatica locale, sia per la popolazione umana”, si legge nel rapporto. E poi ancora, “anche se espressamente vietato senza sorveglianza, i visitatori possono entrare in contatto, senza preavviso e senza sorveglianza, con animali potenzialmente pericolosi; ciò è dovuto alla mancanza di sorveglianza da parte del personale dello zoo, alla cattiva progettazione dei recinti e, in taluni casi, al cattivo stato di manutenzione delle barriere degli stessi”.

L’ultimo scandalo ha riguardato lo zoo di Godega di Sant’Urbano, Treviso. Recentemente sono intervenuti i Nas a ordinare il sequestro degli animali. Rigorosamente sprovvisto di licenza, il proprietario gestiva il tutto nel retro di un ristorante dopo che nel 1998 era stato condannato per maltrattamento degli animali e nel 2011 per detenzione di fauna protetta. Nello zoo venivano tenuti circa un’ottantina di animali, tra cui un orso, quattro linci e numerosi uccelli.

Ecco le raccomandazioni delle associazioni animaliste al Ministero dell’Ambiente italiano. Riesaminare e migliorare le procedure previste per il rilascio di licenze; vigilare efficacemente sul rispetto, da parte di tutti i giardini zoologici (come definiti dalla direttiva Ue), della normativa nazionale; assicurare che gli zoo assolvano tutti gli obblighi vigenti in relazione alle attività scientifiche e di conservazione; garantire che tutto il personale abbia le professionalità necessarie; prevenire le fughe di animali; riesaminare i requisiti minimi specifici di ciascuna delle specie detenute. Insomma, in poche parole, applicare la legge in vigore.

“In Italia le istituzioni non riconoscono adeguatamente il problema”. Daniel Turner, nel caso italiano, parla anche di “difficoltà di comunicazione tra i ministeri competenti”. La tutela degli animali nel caso dei giardini zoologico è divisa tra Ministero dell’Ambiente e delle Politiche Agricole. “Si tratta di una carenza di understanding del problema – spiega Turner – il che fa dell’Italia uno dei casi più preoccupanti in Europa”.

Le autorità italiane non hanno ancora risposto alla denuncia di Born Free. “Ad oggi non abbiamo ricevuto alcun feedback da parte dell’Italia –  si lamenta Turner – Unico Paese, insieme a Francia e Austria a non aver fatto una piega”. “La nostra associazione non vuole accusare nessuno, ma vogliamo essere d’aiuto con la nostra esperienza in modo costruttivo”. Secondo Turner, molto spesso gli Stati membri non agiscono proprio per la mancanza di mezzi. “Noi vogliamo essere d’aiuto nel benessere degli animali”.

 

di Alessio Pisanò

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