Inquinamento: Legambiente invita Comuni lombardi a aderire al “Protocollo aria”

«Dall’inizio del mese di dicembre, siamo in piena emergenza inquinamento atmosferico, con un aumento di polveri sottili ben oltre i limiti di legge. Le previsioni meteorologiche prefigurano una condizione destinata a durare ancora a lungo». Inizia così la lettera che Legambiente Lombardia ha inviato lo scorso 14 dicembre agli oltre 1500 Comuni lombardi per sollecitare l’adesione volontaria al “Protocollo aria” dopo lo sforamento, per il 12° giorno consecutivo, dei limiti di PM10.

«Non ci spieghiamo come sia possibile che, di fronte all’opportunità di dare una risposta unitaria e immediata a protezione della salute dei cittadini, il Protocollo sia stato sottoscritto da poco più di 40 Comuni» sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. «Leggiamo in questa scelta una sottovalutazione dei gravi effetti che l’inquinamento da polveri sottili è in grado di causare e che, invece, dovrebbe spingere le istituzioni pubbliche a fare tutto quanto in loro potere per limitare i danni. Ci saremmo aspettati più coraggio da parte di Regione Lombardia per rendere obbligatorio il pacchetto di misure, invece che affidare l’intervento per contrastare l’inquinamento all’adesione volontaria da parte delle amministrazioni locali».

Il documento a cui fa riferimento Legambiente Lombardia è il Protocollo di collaborazione “Misure temporanee per il miglioramento della qualità dell’aria ed il contrasto all’inquinamento locale” stipulato a ottobre 2016 tra Regione Lombardia, ANCI Lombardia, ARPA Lombardia, i Comuni capoluogo e la Città metropolitana di Milano. Il provvedimento nasce per contrastare l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità dell’aria a livello locale nei periodi di accumulo degli inquinanti. Si tratta di una misura temporanea che va ad affiancarsi alle misure strutturali permanenti già avviate con il Piano Regionale degli Interventi per la qualità dell’Aria (PRIA). Il “Protocollo aria” è consultabile sul sito della Regione Lombardia e include una mappa dei comuni con il conteggio dei giorni di superamento dei livelli di riferimento e con le limitazioni attive. Nella sola città di Milano, le centraline dell’Arpa Lombardia registrano, da 12 giorni consecutivi, valori di PM 10 maggiori di 50 microgrammi per metro cubo, con picchi che in media hanno sfiorato gli 87 mg/m3 . In altre città è andata anche peggio: a Monza Brianza il PM 10 ha raggiunto i 103 mg/m3 nella giornata del 10 dicembre. Inoltre, dall’inizio del 2016, Milano e Mantova hanno superato i limiti per oltre 60 giorni, quasi il doppio di quelli previsti nella direttiva europea, con concentrazioni medie annuali di PM10 tra i 30 e i 35 microgrammi per metro cubo.

«Il Protocollo è uno strumento ancora parziale se si considera che le azioni scattano solo dopo diversi giorni in cui i cittadini sono esposti alle pericolose esalazioni, ma al momento rappresenta un punto di partenza per un’azione condivisa» spiega Legambiente Lombardia. «Per rendere efficaci le misure d’intervento, è imprescindibile che il Protocollo sia adottato in maniera capillare e non a macchia di leopardo sul territorio lombardo, come se non ci fosse soluzione di continuità nell’aria tra comune e comune. Legambiente ha quindi scritto ai Comuni per chiedere di andare oltre la sottoscrizione delle direttive, invitando i propri cittadini a mettere in atto comportamenti responsabili, riducendo il più possibile l’uso dell’automobile, abbassando di un grado la temperatura del riscaldamento domestico ed evitando l’accensione di stufe e caminetti non in linea con le disposizioni in essere».

«Non bastano i bandi sull’efficienza energetica degli edifici pubblici e per i filtri antiparticolato messi in campo da Regione» sostiene Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. «L’azione strutturale su cui la Lombardia deve puntare per combattere lo smog è l’offerta di un trasporto pubblico efficiente e confortevole: proprio quello che oggi manca e che spinge migliaia di lavoratori a muoversi con l’auto, responsabile da sola del 50% delle emissioni dovute alla mobilità».  

 

di Marianna Castelluccio

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