Chernobyl, Legambiente: nessuna riapertura delle zone contaminate

Riqualificare la zona proibita di CHernobyl. Il premier ucraino Mikola Azarov ha annunciato qualche giorno fa l’ambizioso obiettivo: secondo Azarov, l’area “va decontaminata e ripopolata”, per questo Kiev avrebbe già messo in cantiere un piano per bonificare quello che 26 anni fa fu il teatro del più grande disastro nucleare mai avvenuto.
“Ci sono tutti i presupposti – ha detto Azarov – per riportare la vita in quei territori deserti, nelle città e nei villaggi. Questo», ha proseguito, «significherebbe posti di lavoro, entrate aggiuntive per le nostre casse e per il nostro Paese”.“E’ assurdo e inconcepibile che dopo 26 anni dall’incidente di Chernobyl  con la centrale che ancora non è stata messa in sicurezza e i rischi e le conseguenze legate alla contaminazione radioattiva per centinaia di migliaia di persone, si proponga di riaprire le aree più contaminate intorno a Chernobyl. La migliore risposta per Legambiente è, invece, quella di continuare a monitorare la grave situazione dal punto di vista ambientale e sanitario. Non è certo facendo finta che non sia successo nulla  o che si sia superata la fase più pericolosa, che invece perdura, che si risolvono le enormi problematiche legate all’incidente del 1986, per il quale 6 milioni di persone in Bielorussia stanno ancora pagando le conseguenze. Continua intanto il Progetto Rugiada a sostegno dei bambini colpiti dalle radiazioni dell’incidente, che permette loro di fare visite specialistiche soggiornando in un centro ecosostenibile”. Ribatte così Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente, alle parole del premier.

Occorre ricordare – aggiunge Gentili – che le zone evacuate e, in particolare, la così detta “zona rossa” o “zona morta”, sono state pesantemente contaminate da elementi radioattivi come il Cesio137 i cui tempi di dimezzamento sono di 30,17 anni; lo Stronzio90 che si dimezza in 29 anni; il Plutonio240 con emivita di 24.100 anni; a cui si aggiungono le mutazioni che taluni radionuclidi subiscono, ad esempio lo Stronzio90 in Amercio241 pericoloso anche chimicamente per la salute. I terreni che saranno eventualmente coltivati, qualora la proposta del primo ministro Ucraino fosse attuata, non faranno che produrre prodotti agricoli ricchi di sostanze radioattive, così come già Legambiente ha avuto modo di certificare attraverso un progetto di monitoraggio effettuato nel 2006 nelle zone contaminate della Bielorussia in collaborazione con l’Arpa Emilia Romagna e le stesse autorità bielorusse.

 

 

 

 

 

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