Europa: prosegue l’infrazione all’Italia per recupero veicoli fuori uso

La Commissione europea ha inviato all’Italia un parere motivato, ovvero la seconda fase nell’ambito dei procedimenti per infrazione dell’Ue dopo l’invio della lettera di messa in mora, per il mancato recepimento delle modifiche alla direttiva 2000/53/EC sui veicoli fuori uso. L’Italia è sotto accusa per non aver recepito alcune modifiche all’Allegato II della direttiva ambientale che avrebbero dovuto entrare in vigore entro il 31 dicembre 2011. Adesso l’Italia ha due mesi di tempo per adottare la normativa europea,  in caso contrario la Commissione potrà adire la Corte europea di Giustizia. Quest’ultimo è il terzo e ultimo passaggio della procedura d’infrazione. L’Italia ha dichiarato che sta preparando i relativi progetti di legge, ma finora non è pervenuto alcun aggiornamento.

La Direttiva 2000/53/EC regola lo smaltimento delle automobili fuori uso in tutta Europa. Detta “ELV Directive” (End of Life Vehicles), questa direttiva è stata adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel settembre del 2000 e poi successivamente aggiornata più volte. Si tratta della prima legislazione europea che introduce il concetto di “responsabilità estesa del produttore” per limitare l’impatto ambientale di questi rifiuti. Scopi principali della direttiva sono: eliminare l’uso nella produzione di metalli pesanti come cadmio, piombo, mercurio e cromo esavalente; il recupero dei veicoli e la costruzione di strutture idonee di smaltimento; la decontaminazione di fluidi o specifici componenti; maggiori informazioni sui componenti dei veicoli (anche per il consumatore finale); ambiziosi obiettivi di recupero, riciclaggio e riutilizzo di vari componenti.

Il riciclo dei veicoli inizia dalla loro costruzione. La Direttiva 2000/53/EC prevede che gli Stati membri incoraggino i costruttori di veicoli, in collaborazione con i costruttori di materiali ed equipaggiamenti, a limitare l’uso di sostanze pericolose nella costruzione dei veicoli e a ridurle quanto più possibile sin dalla fase di progettazione, in particolare per prevenirne il rilascio nell’ambiente, facilitare il riciclaggio ed evitare l’esigenza di smaltimento dei rifiuti pericolosi. Inoltre gli Stati dovrebbero incentivare una progettazione e produzione di veicoli nuovi che tenga pienamente in considerazione e agevoli la demolizione, il reimpiego, il recupero e soprattutto il riciclaggio dei veicoli fuori uso e dei loro componenti e materiali.

Ogni anno in Europa i rifiuti derivanti dai veicoli fuori uso sono 8-9 milioni di tonnellate. Secondo dati Eurostat, il parco veicoli europeo è il più grande al mondo. Nel 2006, a fronte di circa 500 milioni di abitanti europei, i Paesi europei contavano ben 263 milioni di veicoli attivi con un incremento annuo medio di 18,7 milioni di veicoli di nuova immatricolazione. D’altronde l’Ue è il maggior produttore mondiale di veicoli a motore.

Ad oggi le procedure d’infrazione ai danni dell’Italia sono 125. Con gli ultimi procedimento aperti il 17 luglio (9 di cui 8 per mancato recepimento di direttive e 1 per violazione del diritto dell’UE) l’Italia raggiunge quota 81 infrazioni per violazione del diritto dell’Unione e 44 per mancato recepimento (come nel caso della Direttiva sul recupero veicoli fuori uso). In questa classifica troviamo le questioni ambientali al primo posto (33), seguite da salute, trasporti e fiscalità (11), lavoro e affari sociali (10) affari economici e finanziari (7), appalti circolazione merci (6), affari interni (5), comunicazioni, energia (4), agricoltura, affari esteri, prestazioni servizi (3), concorrenza e aiuti di Stato, giustizia, circolazione persone (2), circolazione capitali, pesca (1).

 

@AlessioPisano

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