Greenpeace analizza le acque del Giglio: nessun allarme, ma accelerare rimozione

A quasi due mesi dall’incidente della Costa Concordia all’isola del Giglio, Greenpeace ha voluto analizzare lo stato dei fondali dell’isola. I risultati delle analisi, condotte da un laboratorio indipendente, non sono stati soddisfacenti. Sono stati, infatti, rilevati tensioattivi (detergenti) e ammoniaca in concentrazione superiore ai valori di riferimento identificati da ARPAT per la sua campagna di monitoraggio. Tali concentrazioni potrebbero essere il risultato della dispersione di detergenti, disinfettanti e altri prodotti presenti sulla Costa Concordia. Non si tratta, tuttavia, di risultati che devono destare allarme – come conferma la stessa associazione ambientalista – ma il dato sembra indicare che una contaminazione dal relitto potrebbe già essere in atto.

Per questo Greenpeace chiede che sia adottato al più presto il piano di rimozione dello stesso e organizzato il suo smantellamento in terraferma.

Ma il problema non riguarda solo i fondali marini. Le analisi di Greenpeace hanno rilevato, in un campione di acqua potabile di un esercizio commerciale del porto, anche tracce di idrocarburi totali pari a 82 microgr/l: “La presenza di queste sostanze, anche se non regolamentate dalla legge (D.Lgs 31/2001), non è certo indice di buona qualità dell’acqua” per cui sembra, agli occhi dell’associazione, “doveroso da parte delle istituzioni realizzare un’appropriata campagna di monitoraggio sulla qualità dell’acqua potabile all’isola del Giglio”.

Il Ministero dell’Ambiente si è affrettato a specificare che “non si riscontrano fenomeni significativi di inquinamento dell’acqua del mare. Idrocarburi e saponi sono “inferiori alle soglie” di rilevabilità analitica (sotto la capacità di lettura degli strumenti)”.

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