Greenpeace: ecco come il bucato dei “panni sporchi” inquina le acque

Quando laviamo un capo d’abbigliamento appena comprato, esso rilascia nell’ambiente una serie di sostanze tossiche che, una volta disperse in acqua, non vengono trattenute dai sistemi di depurazione. Tra queste sostanze c’è il nonilfenolo, un composto in grado di alterare anche a livelli molto bassi il sistema ormonale dell’uomo.

Per la prima volta Greenpeace, in vista della Giornata Mondiale dell’acqua del 22 marzo, misura la variazione delle quantità di nonilfenoli etossilati presenti nel tessuto del capo d’abbigliamento prima e dopo il lavaggio domestico. L’indagine è stata condotta su 14 prodotti tessili di vari marchi fra cui Kappa, Ralph Lauren e Calvin Klein. Il risultato è abbastanza eloquente: in quasi la metà dei campioni, oltre l’80% di nonilfenoli etossilati presenti nel tessuto appena comprato sono fuoriusciti dopo un solo lavaggio.

“I risultati di questa indagine dimostrano che l’impatto dell’industria dell’abbigliamento non si ferma al Paese di produzione ma arriva ai Paesi consumatori creando un ciclo globale dell’inquinamento tossico. Le aziende tessili devono affrontare il problema e impegnarsi per l’eliminazione delle sostanze pericolose nell’intera filiera” afferma Vittoria Polidori responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace.

La campagna “Detox” di Greenpeace ha convinto prima i leader dell’abbigliamento sportivo Puma, Nike, Adidas e poi altre tre aziende fra cui H&M, Li-Ning e C&A a impegnarsi per eliminare tutti gli scarichi tossici nella catena di fornitura e nei prodotti in commercio, entro il 2020. “Anche se l’uso di nonilfenoli etossilati nell’industria tessile è bandito nell’Unione europea, queste sostanze pericolose continuano ad arrivare tramite canali di mercato. In un certo senso – conclude Polidori – le aziende rendono i consumatori complici inconsapevoli dell’inquinamento delle risorse idriche”.

Greenpeace invita le aziende del settore ad accogliere la sfida “Detox”. Nonostante le ripetute sollecitazioni  rimane ferma l’italiana Kappa, del gruppo BasicNet, proprietaria anche dei marchi Superga e K-way. Nei suoi prodotti sono stati ritrovati nonilfenoli etossilati, ma “la compagnia non sembra ancora aver compreso l’importanza di andare oltre le leggi in vigore, ripulendo dai veleni la sua filiera produttiva”.

 

 

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