Piemonte, tracce di cesio 137 nei cinghiali: oggi riunione operativa

Tracce di cesio 137 nei cinghiali, è allarme in Piemonte. Già oggi si terrà la prima riunione convocata d’urgenza dal ministero della Salute che, in contatto con le autorità sanitarie e la presidenza della Regione Piemonte, ha immediatamente attivato il Comando dei Carabinieri del Nas e del Noe, che insieme alla Direzione Generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione dello stesso Ministero coordineranno tutti gli accertamenti.

A far scattare l’allarme il test di screening per la ricerca del Cesio 137 previsto da una Raccomandazione della Commissione Europea su alcuni capi abbattuti nel comprensorio alpino Valsesia tra il 2012 e il 2013. I risultati hanno evidenziato la presenza di un numero consistente di campioni con livelli di Cesio 137 superiori a 600 Bq/Kg (Becquerel per Kilo, unita’ di misura per il cesio 137). Quanto basta per attivare la procedura d’emergenza, che oltre a nuovi prelievi e campionamenti prevede tra l’altro il monitoraggio dell’area per tentare di individuare la fonte dell’inquinamento.

Il cesio 137 è un isotopo radioattivo rilasciato –tra l’altro – nel 1986 dalla centrale di Chernobyl.

Secondo la Coldiretti “occorre verificare le importazioni di cinghiali dall’estero, soprattutto dall’est Europa, dove potrebbero aver subito contaminazioni da attribuire all’esplosione del reattore della centrale di Chernobyl nel 1986”. Ma non solo. L’Associazione è favorevole anche all’estensione “delle analisi ad altri animali selvatici e fare al piu’ presto chiarezza sulle fonti di contaminazioni in un Paese come l’Italia che ha fatto la scelta di non avvalersi del nucleare a differenza di quanto accade nei Paesi confinanti”. L’Associazione sottolinea che “il disastro nucleare di Fukushima in Giappone ha aumentato al sensibilità a livello nazionale dove per un italiano su quattro (24 per cento) la contaminazione dell’ambienteè il pericolo piu’ temuto che batte addirittura gli effetti dellacrisi economica (20 per cento), le paure per la salute che derivano dal consumo dei cibi (17 per cento), il rischio di un incidente automobilistico (11 per cento), la criminalità e la malattia entrambe fonte di preoccupazione per il 10 per cento della popolazione, secondo una elaborazione della Coldiretti, sulla base dei dati Eurobarometro”.

Anche per Legambiente il caso riporta alla mente il disastro di Chernobyl: “La radioattività artificiale immessa nell’ambiente da esplosioni nucleari in atmosfera e poi dall’incidente di Chernobyl, si trova ancora in quantità apprezzabili in tutti i suoli del Piemonte – spiega Fabio Dovana, presidente Legambiente Piemonte – La distribuzione territoriale nei suoli della radioattività artificiale è stata influenzata dalle precipitazioni: ciò vale in particolare per la radioattività dispersa a seguito dell’incidente di Chernobyl che, in Piemonte, costituisce più del 90% della radioattività artificiale presente nell’ambiente. E’ fondamentale avviare una grande campagna di informazione rivolta ai cittadini per evitare comportamenti scorretti a partire dall’alimentazione di prodotti che sono contaminati dalla radioattività”.

2 Commenti a “Piemonte, tracce di cesio 137 nei cinghiali: oggi riunione operativa”

  1. sergio ha detto:

    Colpa di Chernobyl? Direbbe Totò: “Ma mi faccia il piacere!”
    Come mai solo i cinghiali della Valsesia, notoriamente piuttosto lontana dall’Ucraina rispetto al resto del Nordest dell’Italia? Sono stati importati dall’Est? “Ma mi faccia il piacere!” Io non sono certamente un esperto in radiazioni, e la mia conoscenza geografica della Valsesia è scarsa, però a me verrebbe piuttosto in mente il ragionamento del Rasoio di Occam: ossia, quanto dista la Valsesia dalla Sorin, che mi pare abbia la sede in Piemonte? Siamo certi che la Sorin non ha a che fare col Cesio? E quanto dista la Valsesia dalla Svizzera o da una località lombarda di cui non ricordo più il nome, sede di ricerche sull’atomo?

  2. costante ha detto:

    Vi rendete conto di quante… c..avolate dicono, senza nessuna conoscenza specifica, le varie associazioni?
    Si pensi che la radioattività dovuta a Chernobyl , con i dati di allora, ora già moltissimo decaduta, era dentro i limiti fissati, a seguito dell’incidente, dalla UE, anche nei vegetali a foglia larga. Semmai possono esserci alcune specie vegetali, come taluni funghi, dove i radionuclidi vengono concentrati. Anche in questo caso, prima di parlare si farebbe meglio ad aspettare i rilievi e… a tacere, perché non si ottiene altro che far confusione e impaurire inutilmente i consumatori, che non hanno certo bisogno di insicurezza. Invece si cerca il protagonismo spargendo ignoranza. Proprio come in occasione di Chernobyl: “Tanto rumore e danni per nulla”