Rifiuti, i numeri di 10 anni di inchieste

Greenland, Murgia Violata, Econox, Salmone indigesto, Clean sweep, Phantom re cycling, Banda Bassotti, Re Mida, Terra Mia, Madre Terra (I e II atto), Girotondo, Grande Muraglia (I e II atto), Mesopotamia, Carte False, Star Wars, Mercanti di Rifiuti, Veleno, Golden Rubbish, Giudizio Finale, Fiori d’acciaio, sono i nomi di alcune delle inchieste che in 10 anni hanno fotografato il fenomeno dei rifiuti illeciti nel nostro Paese.Legambiente ha fatto il punto su dieci anni di inchieste sviluppate grazie al delitto di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti” (art. 260 del Dlgs 152/2006, ex art. 53 bis del decreto Ronchi) giungendo alla conclusione che  sono diventate 191 le ordinanze di custodia cautelare 1.199, quasi una ogni 3 giorni. Le Procure che hanno indagato sono 85, nelle inchieste hanno operato tutte le forze dell’ordine, dal Corpo forestale dello Stato alla Guardia di Finanza, dalla Polizia di Stato alla Direzione investigativa antimafia fino alle Capitanerie di porto e all’Agenzia delle Dogane la cui azione ha permesso di fotografare il fenomeno dei traffici illegali nel nostro Paese.  Si tratta di un’autentica minaccia per l’ambiente, la salute dei cittadini, l’economia. Basti pensare al fatto che le aziende coinvolte nelle indagini sono state ben 666, con 3.348 persone denunciate. E che in un solo anno, il 2010, sono state sequestrate oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi gestiti illegalmente. Si tratta della punta, relativa ad appena 12 inchieste su 30, di una vera e propria “montagna di veleni”.

A cambiare negli ultimi anni sono le rotte, non più quasi prevalentemente nord-sud ma sempre più circolari. Coinvolgono tutte le regioni, con l’unica eccezione della Valle d’Aosta, e si proiettano su scala mondiale. Sulle 85 procure coinvolte nelle inchieste ex art. 260, infatti, 29 sono del nord, 26 del centro, 30 del sud. Capita che la monnezza della Lombardia finisca in provincia di Napoli (inchiesta Eurot), quella pugliese in Emilia Romagna (inchiesta Clean cars), i rifiuti abruzzesi in Grecia e Turchia (inchiesta Emelie).

 Cosa fare per invertire questa tendenza? Secondo Legambiente bisogna:

a)      rafforzare da un lato e semplificare dall’altro il quadro sanzionatorio in materia di tutela penale dell’ambiente attualmente in vigore;

b)      rendere pienamente operativa la nuova classificazione del delitto di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, prevedendo, come per tutti gli altri delitti di competenza delle Procure distrettuali antimafia, l’utilizzo di intercettazioni telefoniche e ambientali in presenza di sufficienti indizi di reato, e non gravi com’è attualmente, e prolungando fino a un anno i termini per le indagini preliminari; 

c)      prevedere una serie di modifiche normative finalizzate a rendere più efficaci, anche dal punto di vista della sostenibilità economica, le procedure di sequestro di rifiuti presso aree portuali e aeroportuali;

d)     sollecitare l’estensione del delitto di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (art. 260 Dlgs 152/2006) in tutti i Paesi dell’Unione europea, come previsto peraltro dalla direttiva comunitaria 2008/99/CE al fine di contrastare in maniera più efficaci i traffici transnazionali di rifiuti;

 

e)      inserire stabilmente e rafforzare il contrasto dei traffici illegali di rifiuti nelle attività di organismi investigativi e di controllo europei e internazionali (quali Europol, Interpol e Organizzazione mondiale delle Dogane).

 

 

 

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