Italia del Riciclo: è ancora primato discarica

In Italia è ancora primato discarica. Quasi la metà dei rifiuti prodotti, il 49%, finisce infatti in discarica, pari a 15 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno, contro una media europea del 30%. E se a questo si aggiungono le 102 discariche che non rispettano le norme europee si evidenzia bene il ritardo rispetto all’Europa. Il dato viene dal rapporto l’Italia del Riciclo 2012, promosso da Fise Unire, l’associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti, e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

La percentuale di smaltimento in discarica dei rifiuti si differenzia poi a livello regionale, con una punta minima dell’8% in Lombardia e la quasi totalità (93%) in Sicilia. In Italia 9 regioni si affidano alla discarica per smaltire oltre il 60% dei propri rifiuti: sono Liguria (79%), Umbria (67%), Marche (63%), Lazio (74%), Molise (84%), Puglia (67%), Basilicata 83%), Calabria (61%) e Sicilia (93%) e diventano dieci con la Campania se si aggiungono anche i rifiuti inviati fuori regione o all’estero. La Lombardia, con l’8%, è la regione che smaltisce in discarica la minore percentuale di rifiuti urbani prodotti e sotto il 20% si collocano il Friuli Venezia Giulia (15%) e il Veneto (19%). Buoni risultanti anche per Emilia Romagna (28%) e Trentino Alto Adige (29%).

Peculiare poi la situazione del Lazio, che con oltre 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti è la regione che smaltisce in discarica la maggiore quantità di rifiuti urbani, pari al 74% di quelli prodotti: la provincia di Roma porta in discarica quasi 1,9 milioni di tonnellate di rifiuti, dei quali 1,3 milioni di tonnellate solo nel Comune di Roma. Non è dunque un caso che proprio la situazione del Lazio abbia destato l’attenzione dell’Europa per una situazione di emergenza per la quale, ha detto nei giorni scorsi l’Europarlamento, Roma “rischia di diventare la discarica d’Italia” .

Lo studio presentato oggi, che si basa su un’elaborazione di dati di fonte europea relativi al 2010 ma con una tendenza invariata negli ultimi due anni, evidenzia il forte divario dell’Italia rispetto a quei paesi europei che hanno le migliori performance in tema di gestione e recupero di materia dai rifiuti urbani, come Austria (70%), Germania e Belgio (62%), Paesi Bassi (61%), Svezia (50%) e Danimarca (42%), paesi che sommano alto tasso di riciclo, quota significativa di recupero energetico e smaltiscono in discarica ormai una percentuale compresa fra lo 0 e il 3% dei rifiuti. Uno stacco nettissimo nei confronti dell’Italia, che invece recupera sotto forma di materia (escluso il compostaggio) solo il 20% dei rifiuti contro una media europea del 26%. Ancora: il compostaggio si ferma al 13% (la media europea è del 16%) e il recupero energetico al 18% (in Europa è il 29%). In Italia viene recuperato solo il 33% dei rifiuti urbani, rispetto a una media europea del 42%.

Il confronto con l’Europa serve anche a ricordare che l’Italia detiene il record di procedure di infrazione per la cattiva gestione dei rifiuti: ci sono ancora 102 discariche che non sono state chiuse né rese conformi alla direttiva europea (1999/31/CE) e solo il 24 ottobre scorso la Commissione europea ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di Giustizia per il mancato rispetto della normativa europea, chiedendo il pagamento di una multa di 56 milioni di euro e di un’ammenda giornaliera per il periodo che eventualmente trascorrerà fra una seconda sentenza di condanna da parte dei giudici e l’effettivo adeguamento ai principi europei sulla gestione delle discariche.

Afferma Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile: “L’Italia ha il numero più alto di procedure di infrazione e casi giunti alla Corte di Giustizia: questo è sintomo della quota troppo grande di rifiuti che va in discarica. Ci sono 102 discariche che non sono state rese conformi alla direttiva europea”. Alla presentazione del rapporto è intervenuto Jorge Diaz Del Castillo, della DG Ambiente della Commissione europea, che ha sottolineato come l’infrazione sia stata aperta ormai 9 anni fa e come l’Italia abbia ancora il tempo per reagire. Allo stesso tempo, ha ricordato gli obblighi degli Stati Ue, che fra l’altro dovranno realizzare appropriati Piani di gestione dei rifiuti (atto in corso) e Programmi di prevenzione dei rifiuti entro dicembre 2013, mentre entro il 2015 dovranno promuovere un riciclo di elevata qualità attraverso la separazione dei rifiuti (carta, metallo, vetro, plastica).

Da Ronchi, e dalla lettura dei dati Ispra, emerge anche un altro punto: non è vero che fare la raccolta differenziata aumenta i costi. Spiega Ronchi: “Nelle regioni con una bassa raccolta differenziata si hanno costi di gestione dei rifiuti urbani procapite e al kg in genere superiori. È dunque possibile avere livelli elevati di raccolta differenziata senza aumentare i costi”. Naturalmente, questo va sommato a una gestione efficiente della stessa raccolta. Un esempio per tutti: la Lombardia, con una raccolta differenziata al 47,4%, ha un costo di gestione dei rifiuti urbani per abitante di 124,5 euro/annui e un costo al kg di 24,65 centesimi di euro; la Sicilia, con una raccolta differenziata del 7,3%, ha un costo per abitante di 150,77 euro e al kg di 29,83 centesimi; il Lazio, una delle regioni più costose dal questo punto di vista, ha una raccolta differenziata ferma al 17,8% e spende 196,82 euro per abitante l’anno e 31,94 centesimi di euro al kg.

Sostiene Corrado Scapino, presidente Fise Unire: “Dobbiamo rendere appetibile il riciclo”. Per Scapino servono normative che tengano conto dei diversi settori – ad esempio, in alcuni settori quali quello della carta le esportazioni sono fondamentali, in altri ci sono impennate poco chiare o forme di concorrenza sleale – uno sviluppo dei mercati e appunto l’appetibilità del riciclo. In ogni caso, seguendo le parole di Ronchi e una consapevolezza ormai diffusa fra operatori, ambientalisti e industrie, “il riciclo dei rifiuti è un settore strategico per la green economy”.

 

@sabrybergamini

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