Legambiente dice basta alle trivellazioni in mare

La sbandierata riduzione della superficie trivellabile di Zanonato riguarda solo il futuro, dato che ha confermato tutti i procedimenti esistenti, anche quelli entro le 12 miglia”: questo il commento di Legambiente al provvedimento, annunciato nei giorni scorsi dal Ministero dello Sviluppo economico, di riduzione delle aree marine aperte alla ricerca e alla produzione di idrocarburi. Secondo l’associazione ambientalista, i vincoli del decreto ‘trivelle’ di Zanonato non intaccano i 24mila kmq di aree marine già ipotecate al petrolio e non fermano il progetto Ombrina lungo la costa abruzzese.

“Se veramente il ministro Zanonato e il governo vogliono salvaguardare il mare italiano dal petrolio, fermino subito Ombrina mare, la nuova piattaforma che dovrebbe sorgere a sole tre miglia dalla costa abruzzese”, ha chiesto oggi Legambiente durante l’incontro presso il ministero dell’Ambiente in merito al progetto, a cui hanno partecipato anche altre associazioni ambientaliste e istituzionali locali coordinate dalla provincia di Chieti. Secondo il progetto Ombrina, la piattaforma della società inglese Medoilgas sorgerebbe a sole tre miglia dalla Costa dei Trabocchi della provincia di Chieti, un’area di tale pregio naturalistico da essere individuata dal Parlamento italiano nel 2001 come Parco nazionale.

In occasione dell’incontro, Legambiente è dunque tornata a ribadire la sua contrarietà al progetto Ombrina e a dire no alle trivellazioni petrolifere in mare, anche alla luce dell’ultimo decreto “trivelle” approvato dal Ministro dello sviluppo economico. Un provvedimento che conferma il divieto a 12 miglia dalla costa e dalle aree marine protette stabilito dall’articolo 35 della Legge 83/2012 e valido però solo per le nuove richieste.

“Con questo decreto non solo non si riducono le aree a disposizione delle compagnie petrolifere, ma anzi si ampliano ancora di più – afferma l’associazione – È stata infatti individuata una nuova area, denominata Zona E, al largo del golfo di Oristano che estende anche in quel tratto di mare la possibilità di avviare ricerca ed estrazione di idrocarburi, dopo che nei mesi scorsi il governo aveva già allargato l’area a disposizione delle compagnie petrolifere a sud del canale di Sicilia verso l’isola di Malta. Segnali che evidenziano come la tutela del mare non sia certo il principio ispiratore di questo e dei recenti provvedimenti riguardanti le attività petrolifere nel mare italiano”.

“Il ministro ha chiuso la stalla quando i buoi sono ormai scappati. La sbandierata riduzione della superficie trivellabile di Zanonato – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – riguarda solo il futuro, dato che ha confermato tutti i procedimenti esistenti anche quelli entro le 12 miglia. Il provvedimento in questione è l’ennesima conseguenza di una strategia energetica nazionale insensata che continua a puntare sulle fonti fossili e su risorse, quali il petrolio presente sotto il mare italiano, che stando ai consumi attuali si esaurirebbero in soli due mesi. Sono altri i provvedimenti per tutelare veramente il mare italiano dalle estrazioni petrolifere, a partire dall’abrogazione dell’articolo 35 del decreto sviluppo, che ha riaperto la strada alle attività anche nelle aree sottocosta e di maggior pregio”.

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