TopNews. Legge di Bilancio e sviluppo sostenibile, Asvis: si doveva fare di più

Gli italiani vogliono uno sviluppo sostenibile ma l’Italia ancora arranca. Manca una visione sistemica per l’economia circolare. I provvedimenti presi nella lotta al cambiamento climatico sono troppo timidi. Bisogna fare di più su innovazione, occupazione e ambiente. L’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis) ha esaminato l’impatto della legge di Bilancio 2019 sullo sviluppo sostenibile e sugli obiettivi dell’Agenda 2030.

Pochi provvedimenti sono in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030, a fronte dell’80% degli italiani che si dichiara favorevole alle politiche di sviluppo sostenibile. Sostiene il portavoce dell’Asvis Enrico Giovannini: “La Legge di Bilancio avrebbe potuto fare molto di più per portare l’Italia su un percorso in linea con l’Agenda 2030, anche perché il ritardo accumulato dal nostro Paese è molto ampio”.

Il giudizio dell’Asvis è netto. “Nella Legge di Bilancio 2019 manca una visione integrata di quel cambiamento verso lo sviluppo sostenibile definito dall’Agenda 2030 e sostenuto da oltre l’80% degli italiani, soprattutto dai giovani e dai più informati.” Questa la valutazione che emerge dall’esame dei singoli commi della Legge di Bilancio alla luce dei 169 target previsti dall’Agenda 2030, contenuto nel documento “La Legge di Bilancio 2019 e lo sviluppo sostenibile”  predisposto dall’Asvis e presentato oggi a Roma.

Dalla valutazione sulla Legge di Bilancio “emerge chiaramente la mancanza di una visione integrata degli interventi in campo economico, sociale e ambientale di cui il nostro Paese ha bisogno per accelerare il passo verso lo sviluppo sostenibile”. In particolare, prosegue l’Asvis, “l’assenza di interventi “sistemici” per l’economia circolare, la transizione ecologica dei sistemi produttivi, l’occupazione giovanile e femminile, così come i timidi provvedimenti nel campo della lotta al cambiamento climatico e al degrado ambientale, appaiono preoccupanti. Resta poi molto da fare per rispettare i 10 impegni assunti nei confronti delle oltre 200 organizzazioni aderenti all’ASviS da quasi tutte le forze politiche in occasione dell’ultima campagna elettorale”. Questi impegni prevedono fra gli altri l’inserimento nella Costituzione del principio dello sviluppo sostenibile, l’attuazione di una Strategia nazionale che sia coordinata dalla Presidenza del Consiglio, il rispetto degli accordi di Parigi sulla lotta ai cambiamenti climatici, la trasformazione del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) in Comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile.

“Mancano pochi anni al 2030 e l’Italia non può permettersi di perdere l’occasione di orientare il bilancio pubblico verso la crescita economica e l’occupazione giovanile e femminile, di riqualificare le infrastrutture e di spingere all’innovazione nell’ottica della tutela ambientale, di promuovere inclusione e lotta alle disuguaglianze che minano la coesione sociale. Peraltro, il cambiamento a favore dello sviluppo sostenibile è auspicato da oltre l’80% degli italiani”, dice Enrico Giovannini, portavoce dell’Asvis.

Il dato viene da un sondaggio fatto a gennaio dalla Fondazione Unipolis. La grande maggioranza degli italiani si dichiara favorevole allo sviluppo sostenibile: il 63,6% degli intervistati si dichiara “favorevole” e il 20,1% “molto favorevole”, mentre solo il 7,9% è “contrario/molto contrario” e l’8,5% “non sa/non risponde”. La percentuale di favorevoli è in aumento rispetto al 77,2% di tre anni fa. Questo favore è più accentuato fra i giovani le persone con istruzione superiore: è favorevole alle politiche per lo sviluppo sostenibile il 91,6% dei giovani tra i 15 e i 24 anni (contro il 75,3% degli ultrasessantacinquenni), così il 90,5% di chi possiede un elevato titolo di studio (contro il 66,3% di chi ha una bassa istruzione).

“Da questo quadro emerge la necessità di un deciso cambio di passo delle politiche, unitamente a una campagna di sensibilizzazione e informazione dell’opinione pubblica per riuscire a cogliere quei, sia pur lievi, segnali di miglioramento e rafforzare azioni in quelle aree in cui il Paese risulta ancora in difficoltà – dice Pierluigi Stefanini, Presidente dell’ASviS e della Fondazione Unipolis – Per questo continuiamo a richiamare l’attenzione della politica sull’attuazione dell’Agenda 2030 e insistiamo, tra l’altro, sull’urgenza di istituire a Palazzo Chigi la Commissione per lo sviluppo sostenibile”.

L’Asvis chiede al Governo e al Parlamento l’impegno a inserire nelle relazioni tecniche delle leggi un’analisi preventiva sull’impatto previsto sugli obiettivi di sviluppo sostenibile. “Si tratterebbe – dice Giovannini – di un’innovazione storica nel rapporto tra istituzioni e cittadini, i quali chiedono a gran voce trasparenza nelle decisioni politiche”.

Ma come sta l’Italia in relazione ai 17 Obiettivi individuati dall’Agenda 2030? Fra il 2016 e il 2017 ci sono segnali di miglioramento in dieci aree, fra le quali la povertà, la salute, l’uguaglianza di genere, la condizione economica e occupazionale, i modelli sostenibili di produzione e consumo. Stabile la condizione su educazione e lotta al cambiamento climatico. La situazione peggiora su quattro aree: alimentazione e agricoltura sostenibili, acqua e strutture igienico-sanitarie, sistema energetico, condizioni degli ecosistemi terrestri.

 

Notizia pubblicata il 27/02/2019 ore 17.44

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