L’Italia oltre la crisi, Legambiente guarda al futuro del Paese

Nel nostro Paese, il 28% delle persone è a rischio povertà e sconta forti problemi di esclusione sociale. Regioni come Sicilia, Calabria, Campania e Puglia, ad esempio, hanno sacche di deprivazione materiale che oscillano tra il 20 e il 25%, avvicinandosi alle aree più povere della Bulgaria e della Romania e allontanandosi drammaticamente da molte altre società europee. Ma il ritardo italiano non si ferma solo a questo.

È evidente anche un profondo gap con i resto dell’Europa sul fronte della formazione del capitale umano, specie per quanto riguarda la spesa in ricerca e sviluppo e la nascita di industrie e servizi ad alto contenuto tecnologico. Questi sono alcuni dei dati emersi da uno studio condotto da Legambiente e convogliati in un volume dal titolo “L’Italia oltre la crisi. Ambiente Italia 2013”, presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa.

Valutata secondo gli indicatori proposti dall’Agenda “Europa 2020”, il nostro Paese mostra un forte ritardo rispetto al resto del continente e la crisi economica in atto di certo non agevola un inversione di tendenza. L’intento dell’Agenda è in realtà quello di costruire una nuova Europa basata sulla conoscenza e l’ambiente in un contesto che tenga nella giusta considerazione la protezione e l’inclusione sociale. Lo scopo è quello di dar vita ad un mercato sostenibile che faccia da traino alla ripresa economica dell’intera Unione europea.

“È sconcertante osservare”, dice il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, “come nel nostro Paese, la parola ambiente figuri solo in fondo alle agende di partiti e istituzioni di governo, mentre continua a radicarsi la logica dei due tempi che relega le questioni ambientali sempre a tempi migliori. Non si è ancora fatta strada l’idea che il lavoro e l’occupazione non sono concetti in contrapposizione alla salvaguardia del posto in cui viviamo”.

In effetti, l’unico settore che in questo periodo di crisi sembra avere qualche possibilità di successo è proprio quello della green economy. Continua Dezza: ”Occorre puntare ad un’alleanza tra lavoro e ambiente per dare risposte efficaci alla situazione attuale e limitare le disuguaglianze”. Ma più grave della crisi economica, sembra essere la mancanza di idee per cambiare lo stato attuale e ridare speranza alle nuove generazioni.

“Servono risorse per la ricerca, la cultura e l’istruzione e per la messa in sicurezza del territorio, in modo da dare all’Italia gli strumenti per uscire dalla crisi”, afferma Edoardo Zanchini, vice Presidente di Legambiente. Le città soffocano per il traffico e lo smog, la raccolta differenziata stenta a decollare, i dissesto idrogeologico incombe costantemente su tutto il Paese, mentre le ecomafie proliferano e prosperano. Lo scopo del lavoro presentato da Legambiente è soprattutto quello di mettere in evidenza delle semplici proposte di miglioramento. Innanzitutto si parte dalla fiscalità: tassare coloro che sfruttano combustibili fossili e premiare chi invece adotta energie alternative; fermare l’avanzata delle ecomafie che impediscono alla green economy di consolidarsi e, infine, rilanciare gli investimenti mettendo al centro le città, innalzando la qualità della vita.

di Elena Leoparco

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