Maltempo, WWF: Italia impreparata a qualsiasi allerta

Ancora una volta si contano le vittime. Le famiglie che non ci sono più. I danni causati dagli allagamenti. Ancora una volta il maltempo che si è abbattuto sull’Italia lascia dietro di sé morti e distruzione. La tragedia a Livorno. Il rimpallo di responsabilità. I disagi a Roma. Sembra un film già visto, se non fosse che l’emergenza si ripropone ormai a ogni evento meteo estremo e quelle che si perdono sono vite umane. Il clima sta cambiando ma l’Italia no, dice il WWF Italia davanti alla distruzione degli ultimi giorni.

Perché “l’Italia continua ad essere impreparata a qualsiasi allerta maltempo”, denuncia il WWF Italia, sottolineando che “nonostante le piogge torrenziali e le “bombe d’acqua” fossero largamente previste dopo l’eccezionale siccità estiva, anche quest’anno abbiamo iniziato a pagare il tragico tributo di vittime”. L’associazione ambientalista chiede al Parlamento “una sessione urgente e straordinaria sulle azioni messe in campo sull’adattamento ai cambiamenti climatici e sulla decarbonizzazione. Nubifragi, frane, smottamenti; e prima siccità in Italia, ma anche in molte altre parti del globo; uragani più intensi e sempre più numerosi nel Pacifico e nell’Atlantico; temperature record anno dopo anno: il clima sta cambiando, noi no. Ma come se non bastasse sembra che si sia rimosso il senso del pericolo a cui l’inazione rispetto alle evoluzioni dei cambiamenti climatici espone le nostre città”.

L’Italia, denunciano gli ambientalisti, continua a essere impreparata di fronte ai cambiamenti climatici e agli stessi allerta meteo; le precipitazioni sono, è vero, eccezionali, ma si abbattono su un territorio alterato dal consumo di suolo e da fiumi non adeguatamente gestiti. “La tragedia di Livorno che ci costringe a piangere altri morti è un caso paradigmatico: tutti sapevano che c’era un torrente “tombato” e che le case erano state costruite nella sua zona di espansione – dice il WWF Italia – Eppure si è andati avanti “sperando” che non succedesse nulla. Di situazioni simili, in Italia, ce ne sono a migliaia, aggravate dal mostro dell’abusivismo”.

L’impreparazione davanti ai cambiamenti climatici è evidente anche nel ritardo con cui si applicano le normative europee e nello stesso rimpallo di responsabilità cui si è costretti ad assistere fra le istituzioni, con la confusione istituzionale che vede troppi soggetti occuparsi a vario titoli di difesa del suolo “senza una chiara regia”, evidenzia il WWF, che denuncia pure la mancanza di soldi per prevenzione e pianificazione. “Ne spendiamo tanti solo a fronte di emergenze che, come quella di questi giorni, sono sempre più frequenti – spiega la sigla –  Per far fronte al dissesto idrogeologico è stato stimato un fabbisogno di 44 miliardi di euro, molti ma nemmeno poi così tanti se confrontati ai circa 175 di miliardi di euro spesi negli ultimi 50 anni soprattutto in emergenze, con una media di 3,5 miliardi di spesa all’anno”.

“L’emergenza climatica ci impone di agire subito, superando i rimpalli tra istituzioni locali, quelle regionali e quelle nazionali: è indispensabile un cambiamento di mentalità e una gigantesca opera di risanamento, riparazione, messa in sicurezza, riprogettazione – dice il WWF – Occorre adeguare tutti gli insediamenti e le attività umane alla nuova realtà, soprattutto occorre una gigantesca opera di prevenzione, con un radicale cambio di mentalità e assumendo l’importanza della funzionalità dei sistemi naturali e una accorta ed equa gestione delle risorse naturali (a cominciare dall’acqua) per garantirci la sicurezza e la vitalità del territorio e la disponibilità (equa) delle risorse”.

Che le città siano del tutto impreparate davanti ai fenomeni meteo estremi è evidente e viene ribadito da Legambiente, che chiede di rispettare gli Accordi sul clima di Parigi e di concretizzare la lotta ai cambiamenti climatici con interventi rapidi e politiche di adattamento a partire dai grandi centri urbani. In un dossier pubblicato di recente, “Le città alla sfida del clima”, l’associazione ha evidenziato come negli ultimi anni siano cresciuti gli impatti e i morti dovuti al maltempo. Dal 2010 a oggi si contano infatti 126 Comuni italiani colpiti, con 242 fenomeni meteorologici che si sono abbattuti sull’Italia, provocato danni al territorio e causati impatti diretti e indiretti sulla salute dei cittadini. Ci sono stati 52 casi di allagamenti da piogge intense. Sono 56 i giorni di stop a metropolitane e treni urbani nelle principali città italiane – 19 giorni a Roma, 15 giorni a Milano, 10 a Genova, 7 a Napoli e 5 a Torino. Ci sono frane, trombe d’aria, fiumi che esondano. Fra il 2010 e l’inizio di quest’anno ci sono stati in tutta Italia 55 giorni di blackout elettrici dovuti al maltempo. Tutto questo provoca feriti e morti. Dal 2010 al 2016 sono oltre 145 le persone morte a causa di inondazioni e oltre 40mila quelle evacuate (dati Cnr).

Bisogna intervenire, afferma Legambiente, a cominciare dall’approvazione del Piano nazionale di adattamento al clima, un documento che indichi risorse e obiettivi chiari e dia priorità alla messa in sicurezza delle città più a rischio, dall’elaborazione dei Piani Clima delle città più a rischio e dal rafforzamento del monitoraggio degli impatti sanitari dei cambiamenti climatici.

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