Marine litter, Legambiente: “I rifiuti in mare minacciano la biodiversità”

476,8 milioni di euro all’anno: tanto costa, tra danni diretti e indiretti, il marine litter all’Ue. Rifiuti in mare e spiaggiati (marine litter), frutto della cattiva gestione dei rifiuti a monte ma anche dell’abbandono consapevole, causano gravi problemi all’ecosistema e alla biodiversità. Nella Giornata mondiale dedicata alla biodiversità, è partita l’anteprima di “Spiagge e fondali Puliti- Clean up the Med”, la storica campagna di volontariato di Legambiente organizzata ogni fine maggio in Italia e in tutto il Mediterraneo e dedicata alla pulizia degli arenili e dei fondali.

Una giornata importante quella che l’associazione ambientalista ha voluto organizzare oggi 22 maggio, per lanciare un messaggio forte e chiaro in difesa della biodiversità che in Italia – tra paesi europei più ricchi di specie vegetali e animali attualmente in Europa – sta rapidamente diminuendo.

Il tema del Marine Litter”, ha detto la Sottosegretaria all’Ambiente, Silvia Velo, “ha assunto, negli ultimi anni, un ruolo assolutamente centrale tra le numerose pressioni che insistono sugli ecosistemi marini ed è una seria minaccia per la biodiversità marina. L’Italia è in prima linea per prevenire la produzione di rifiuti plastici e per eliminarli dal mare e dalle spiagge. Non a caso nel prossimo G7 Ambiente che si terrà a Bologna l’unico tema non economico che sarà affrontato è proprio quello del marine litter”.

I principali tipi di impatti causati dai rifiuti marini sulla biodiversità sono l’aggrovigliamento (intrappolamento) e l’ingestione. Stando agli ultimi dati disponibili, riportati nell’ultimo report dell’UNEP Marine litter assessment in the Mediterranean (2015), il 35% della fauna vittima di aggrovigliamento è rappresentato dagli uccelli marini, seguiti dai pesci (per il 27%), dagli invertebrati (20%), mammiferi marini (circa 13%) e rettili (5%). I rifiuti più dannosi, in questo caso, sono gli attrezzi da pesca abbandonati o dispersi in ambiente marino, responsabili del 72% degli aggrovigliamenti, in primis le lenze (ne causano il 65%), ma anche reti, cime, ami, esche, nasse e altri tipi di attrezzature. Le reti continuano ad essere trascinate dalle correnti anche dopo il loro abbandono e sono anche responsabili dei danni a diversi ecosistemi, tra cui quello bentonico o le barriere coralline.

Altro problema è l’ingestione dei rifiuti marini. Gli studi sul bacino del Mediterraneo documentano che oltre 180 specie marine incorrono nell’ingestione accidentale o volontaria di alcuni rifiuti, come buste o i piccoli granuli di plastica che possono essere scambiati per cibo come meduse o uova di pesce. Tra le conseguenze dovute all’ingestione ci sono la malnutrizione, la morte per soffocamento, l’ostruzione del tratto intestinale o inedia a causa dell’ingannevole senso di sazietà o, ancora, l’esposizione alle sostanze tossiche contenute o adsorbite dalla plastica che comportano anche disturbi al sistema endocrino.

In Italia”, ha dichiarato Rossella Muroni, Presidente nazionale di Legambiente, “la biodiversità sta rapidamente diminuendo anche a causa dell’inquinamento legato al marine litter che ha conseguenze anche sulla salute dei cittadini, l’economia e in settori come la pesca e il turismo. Per contrastare questo problema, l’Italia faccia la sua parte e raccolga la sfida lanciata dalla direttiva Marine Strategy ai paesi membri: raggiungere il buono stato ecologico per i nostri mari entro il 2020. In questa partita è fondamentale puntare anche sulla prevenzione e una corretta gestione dei rifiuti coinvolgendo prima di tutto i cittadini come facciamo da anni con la campagna Spiagge e Fondali puliti dimostrando che un cambiamento dal basso è possibile rendendo partecipi in Italia e in tutto il Mediterraneo le persone e soprattutto le giovani generazioni”.

 

Notizia pubblicata il 22/05/2017 ore 16.59

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