Operazione Cieli bui, Legambiente: investire su efficienza energetica

C’è anche l’operazione “cieli bui” nelle decisioni prese dall’ultimo Consiglio dei Ministri. È un  progetto che prevede di ridurre l’illuminazione di edifici pubblici e strade urbane ed extraurbane nelle ore notturne. Palazzo Chigi parla di “reingegnerizzazione della rete di illuminazione pubblica, segnalata da oltre 8000 cittadini e predisposta con il contributo dell’associazione Cielobuio”. Quest’ultima sul proprio sito spiega che con questo provvedimento “i Comuni italiani potranno recuperare ingenti somme che hanno portato l’Italia a spendere pro-capite più del doppio della Germania e circa il triplo della Gran Bretagna. L’obiettivo è riportare l’Italia ai consumi di questi paesi limitando, al contempo, i danni causati dall’inquinamento luminoso all’ambiente”.

In ogni caso, si tratta di avere meno illuminazione notturna per risparmiare. Sul tema interviene oggi Legambiente, che apprezza il provvedimento ma chiede che si punti soprattutto sull’efficienza energetica. Sostiene il vice-presidente nazionale di Legambiente Edoardo Zanchini: “Il provvedimento è sicuramente lungimirante da un punto di vista ambientale, ma più che spegnere i lampioni, dovrebbe essere il primo di una serie di interventi seri e mirati per investire partendo dalle tecnologie di illuminazione a 360 gradi sull’efficienza energetica da parte delle amministrazioni pubbliche”.

“Nel campo dell’illuminazione pubblica – continua Zanchini – intervenire sull’efficienza degli impianti significa produrre un triplice risultato positivo: ridurre la spesa, come vuole il Governo, ridurre i consumi energetici ma anche limitare l’inquinamento luminoso, che in alcuni territori ha raggiunto livelli rilevantissimi. Per questo è importante che l’Esecutivo intervenga in questo campo fissando degli obiettivi di risparmio, ma poi modifichi il Patto di Stabilità, che impedisce ai comuni questo tipo di interventi. E’ assurdo che provvedimenti di efficienza energetica sull’illuminazione o sui consumi degli edifici pubblici siano impediti per miopi ragioni di bilancio anche quando permettono di realizzare dei guadagni quantificabili nel tempo”.

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