Perugia, i cittadini dicono no all’inceneritore

“Immettere nell’aria quello che non metteremmo mai per terra è un assurdo logico”. Così Maurizio Venezi dell’Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia ieri durante l’audizione dei cittadini firmatari della Delibera Comunale che impegna il Comune di Perugia a modificare il proprio statuto in materia di gestione dei rifiuti, tenutasi in mattinata nella sala del Consiglio Comunale di Palazzo Dei Priori.

Lo scorso 27 febbraio erano state depositate nelle mani del Presidente del Consiglio Comunale di Perugia oltre 1000 firme di cittadini, che ieri, rappresentati da Cristina Rosetti (MDC), Elisabetta De Persio (ATTAC) e il dottor Maurizio Venezi (ISDE Medici Per l’Ambiente) alla presenza della Prima Commissione Consiliare Permanente presieduta da Tiziana Capaldini, hanno ribadito il loro no alla chiusura del ciclo dei rifiuti con il trattamento termico.

Dopo una breve introduzione da parte dell’Assessore all’Ambiente del Comune di Perugia Lorena Pesaresi, i tre rappresentanti dei cittadini firmatari hanno esposto le proprie richieste e motivazioni ribadendo i cinque punti focali su cui i cittadini basano il loro dissenso: il servizio dei rifiuti è privo di rilevanza economica in quanto servizio pubblico essenziale per garantire la salute delle persone e la salvaguardia del territorio per le generazioni future; la gestione del servizio rifiuti deve essere pubblica e partecipata e gli impianti devono essere di proprietà pubblica, pertanto, la gestione va attuata attraverso gli artt. 31 e 114 del D.Lgs. n. 267/2000; perseguire l’obiettivo della strategia “rifiuti zero” basata sulla riduzione, il riciclo, il riutilizzo dei materiali e la ricerca; realizzare una raccolta differenziata porta a porta finalizzata al riciclo, riutilizzo e recupero dei materiali con l’aumento di posti di lavoro; i rifiuti devono essere trattati con impianti di riciclaggio a freddo rispettando la salute e i territori.

Ad aprire le danze l’intervento della De Persio (ATTAC) che ha sottolineato come una gestione privata dei rifiuti possa spingere unicamente nella direzione di un profitto sempre maggiore e destinato a  pochi, con il rischio obiettivo che la raccolta differenziata perda il suo valore in termini di importanza perché non più in funzione del riciclo bensì dell’utilizzo di un inceneritore, la cui costruzione, ha ricordato, comporterebbe una spesa di circa 90.000.000 di euro; De Persio ha poi concluso il suo intervento sottolineando l’attuale  mancanza di trasparenza circa la destinazione dei rifiuti differenziati da parte della società Gesenu.

Nel corpo centrale dell’audizione, l’intervento di Cristina Rosetti (MDC), la quale, dopo aver ricordato la nascita del Coordinamento Regionale Rifiuti Zero, si è soffermata sulle tematiche specifiche del problema dei rifiuti: dai costi immensamente alti di costruzione e mantenimento di un impianto di incenerimento; alla raccolta differenziata che non solo porterebbe un maggior riscontro occupazionale, ma che se resa migliore da un punto di vista qualitativo e non soltanto quantitativo, permetterebbe un ricavo con cui sarebbe possibile abbassare la tariffa a vantaggio dei cittadini.

Partendo dalle direttive europee che parlano di recupero energetico ed impongono come obiettivi prioritari la chiusura delle discariche, il riuso e il riciclo, e che vietano l’incenerimento dei rifiuti tout court, Rosetti porta ai consiglieri comunali presenti in sala egregi esempi di buona gestione dei rifiuti con l’utilizzo di tecnologie innovative di trattamento a freddo, capaci di recuperare e trasformare in materia seconda circa il 98% dei rifiuti trattati. Ricorda inoltre che lo stesso ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha ravvisato nei cosiddetti termovalorizzatori una tecnologia ormai superata dai modelli di gestione europei, e fatto presente che alla strategia “rifiuti zero” hanno già aderito 71 comuni italiani.

A conclusione, l’intervento del Dottor Venezi, che ha illustrato dal punto di vista medico i danni a cui i cittadini potrebbero andare incontro in seconda o terza generazione, se vittime di un’errata valutazione dei rischi per la salute da parte dell’Amministrazione Comunale. Si attende ora una nuova assemblea che anticiperà il voto definitivo della Commissione.

 

di Valentina Meli

Comments are closed.