Petrolio, procede Ombrina Mare. Ambientalisti: Abruzzo a rischio

Il progetto della piattaforma petrolifera Ombrina Mare in Abruzzo va avanti e solleva le obiezioni degli ambientalisti: è un regalo alla lobby del petrolio, dicono, nonché un intervento fortemente contestato da enti locali e cittadini, che temono le ripercussioni sul mare e sull’ambiente delle attività di perforazione dei pozzi e della messa in opera della nave/raffineria per il trattamento e lo stoccaggio della produzione di petrolio.

piattaforma petrolio“Sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – spiega il WWF – è comparsa la notizia che il Comitato nazionale per la Valutazione di Impatto Ambientale ha rilasciato il proprio parere favorevole con prescrizioni sul progetto. Il sito del ministero informa che è in fase di predisposizione il decreto finale di approvazione. Come è noto si tratta di un intervento pesantissimo che mette a rischio la costa ed il mare abruzzesi: sono previste la perforazione di 4/6 pozzi e la messa in opera di una nave/raffineria per il trattamento e lo stoccaggio della produzione di petrolio, oltre alla realizzazione di altre infrastrutture di collegamento”.

Il progetto di Ombrina Mare, insieme al terzo traforo del Gran Sasso, “è forse l’intervento più contestato che sia mai stato proposto in Abruzzo – dice ancora il WWF – Nonostante questa forte opposizione, concretizzatasi tra l’altro con una manifestazione a Pescara a cui presero parte 40.000 persone e con le decine e decine di osservazioni contrarie al progetto presentate da Enti locali, associazioni ambientaliste e di categoria, comitati e singoli cittadini, l’opera sta andando avanti”. L’associazione aspetta ora di conoscere i contenuti del parere della Commissione Via ma sottolinea come le ragioni ambientali ed economiche del territorio siano state trascurate, tanto più che l’area è stata individuata come parco nazionale dal 2001: l’Abruzzo paga così i fortissimi ritardi nella perimetrazione del parco che solo ora, dopo 14 anni, sta arrivando a conclusione. “Anche di questi ritardi qualcuno dovrà assumersi le responsabilità”, dice il WWF, che annuncia battaglia contro il progetto.

“Ancora una volta si fa un regalo alla lobby del petrolio mettendo in campo l’ennesimo e insensato attacco al mare italiano”, dice a sua volta Legambiente, contestando le dimensioni di un progetto che di certo non porterà grande produzione di petrolio rispetto al consumo nazionale. L’associazione parla infatti di “greggio di pessima qualità e di quantità trascurabili, sufficiente a coprire a fatica lo 0,2% del consumo annuale nazionale; gas in quantità insignificante e sufficiente a coprire appena lo 0,001% del consumo annuale nazionale, con una ricaduta locale (in termini di royalties) equivalente all’importo di mezza tazzina di caffè all’anno per ogni abruzzese. A guadagnare dall’operazione Ombrina Mare – sferza Legambiente – saranno pochi petrolieri, a discapito del territorio e delle comunità locali, sicuramente non il Paese”. La piattaforma, nel progetto presentato dalla Medoilgas Italia, oggi Rockhopper, sorgerà a sole 3 miglia dalla costa teatina, a poca distanza da un parco nazionale di cui appunto ancora si attende l’istituzione. “Sulle criticità del progetto e del suo iter autorizzativo siamo già intervenuti più volte negli ultimi anni – dice Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo – in maniera puntuale evidenziando le carenze e il non senso di avviare un’attività estrattiva di questo tipo. Mancano inoltre all’appello anche ulteriori valutazioni, partendo proprio dagli effetti che tale attività avrà sul mare e sulle aree protette già oggi presenti sulla costa, tra cui aree SIC, che richiedono la VINCA, la valutazione di incidenza ambientale, e scelte diverse per la loro tutela”.

Legambiente sottolinea inoltre che la direttiva europea di riferimento (la direttiva 2013/30/UE sul rafforzamento delle condizioni di sicurezza ambientale delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi) richiedono una serie di condizioni che prevedono un’accurata relazione sui rischi e su eventuali incidenti, la verifica delle garanzie economiche da parte della società richiedente per coprire i costi di eventuali incidenti, misure per individuare i responsabili del risarcimento in caso di conseguenze ambientali e partecipazione del pubblico: che si tenga cioè conto del parere di cittadini ed enti locali nel processo di autorizzazione. “Tutti questi passaggi ad oggi non sembra siano stati considerati dal Governo nell’iter autorizzativo di Ombrina mare – dichiara Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – Eppure i rischi derivanti dalla nuova piattaforma petrolifera potrebbero essere immensi, senza considerare il trattamento del greggio estratto a bordo della nave appoggio e il suo trasporto fino a riva. Eventuali incidenti o imprevisti danneggerebbero in maniera irreversibile il delicato ecosistema marino-costiero, il turismo e la pesca. Di certo il gioco non vale la candela”.

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