Pneumatici Fuori Uso, Ecopneus: contrastare traffici illeciti e abusivismo

“Il valore dei Pneumatici Fuori Uso va oltre ciò che si vede”. L’immagine che accompagna l’evento organizzato da Ecopneus, la società senza scopo di lucro che si occupa di rintracciamento, raccolta, trattamento e destinazione dei PFU, è quello di una violoncellista che suona in mezzo al verde. Metafora usata per comunicare le potenzialità insite nel recupero dei Pneumatici Fuori Uso (PFU) in termini di energia e di materiale che può essere avviato ad altri usi. Il tutto, nell’ottica di contrastare i traffici illeciti di rifiuti – i PFU rappresentano oltre il 10% del totale delle inchieste svolte dal 2002 a oggi – e l’abbandono abusivo. Dal 2005 a oggi, sono state individuate in tutta Italia 1415 discariche illegali di PFU.

La nuova normativa (il DM 82/11 entrato in vigore lo scorso settembre) e il sistema Ecopneus mirano a incidere su due fenomeni che coinvolgono i PFU: gli abbandoni abusivi e i traffici illeciti. Negli ultimi 10 anni in Italia c’è stato un vero e proprio mercato nero di Pneumatici Fuori Uso, che ha causato danni ambientali ed economici. I dati frutto della collaborazione fra Ecopneus e l’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente indicano che dal 2005 a oggi sono state individuate in tutta Italia ben 1415 discariche illegali di PFU, per un’estensione che supera i 7 milioni di metri quadrati. Solo negli ultimi otto mesi, sono state sequestrate 93 discariche illegali per un’estensione di oltre 500 mila metri quadrati: 54 si trovano al Sud, 17 al Centro, 11 al Nord e 11 nelle Isole. A volte sono discariche di ridotte dimensioni, altre volte invece appare evidente la presenza della criminalità organizzata per il traffico illecito di rifiuti. La geografia dei siti fuorilegge vede ai primi posti Campania, Puglia, Calabria e Sicilia che registrano il numero più alto di abbandoni abusivi. In queste quattro regioni, negli ultimi otto mesi sono stati scoperti 58 siti illegali, pari al 64% di quelli scoperte su tutto il territorio nazionale.

Altro fenomeno nel quale finiscono i PFU è il traffico illecito di rifiuti. Negli ultimi anni, i traffici illeciti di rifiuti complessivamente hanno coinvolto 19 regioni italiani e, sia come porti di transito che come meta finale di smaltimento, 23 Stati esteri, fra i quali i principali sono Cina, Hong Kong, Malaysia, Russia, India, Egitto, Nigeria e Senegal. I Pneumatici Fuori Uso sono fra i materiali più gettonati dai trafficanti e rappresentano oltre il 10% del totale delle inchieste svolte in questo settore dal 2002 a oggi. I traffici illeciti si muovono soprattutto lungo rotte oceaniche e la tecnica usata per spostare illegalmente il materiale è soprattutto la falsificazione dei formulari di identificazione dei carichi di rifiuti, che vengono spacciati per “cascame o avanzo di lavorazione” oppure per “pneumatici ancora riutilizzabili”.

L’attività delle forze dell’ordine conta fino a oggi 20 inchieste per traffico illecito di PFU, sanzionato dal dlgs 152/2006, con l’emissione di 61 ordinanze di custodia cautelare, la denuncia di 413 persone, il coinvolgimento di 123 aziende.

Per porre un freno ai traffici illeciti, oggi è stato firmato un protocollo d’intesa fra Ecopneus e l’Agenzia delle Dogane per il monitoraggio dei flussi legati al commercio internazionale dei PFU. Ecopneus metterà dunque a disposizione dell’Agenzia delle Dogane il proprio sistema informatico per eventuali controlli e accertamenti sulla movimentazioni transfrontaliere e potrà fornire assistenza tecnica all’Agenzia.

Ma oggi è stata anche l’occasione per presentare il primo Rapporto di sostenibilità della società, relativo ai quattro mesi di attività che vanno dal 7 settembre al 31 dicembre 2011. A fronte di un target programmato di oltre 66 mila tonnellate, sono state raccolte 72.468 tonnellate di PFU, superando del 10% l’obiettivo definito dalla normativa. I PFU sono stati destinati per il 63% al recupero energetico, per il 32% al recupero di materia in Italia e per il 5% al recupero di materia all’estero, anche se l’obiettivo di Ecopneus è quello di “riequilibrare il rapporto tra recupero energetico e recupero di materiale a favore di quest’ultimo”. Dalla materia prima dei PFU si possono ottenere infatti applicazioni utili quali asfalti modificati, pavimentazione sportiva, pannelli isolanti, pavimentazioni antitrauma. Dal 7 settembre a oggi, infine, sono state avviate a trattamento oltre 190 milioni di kg di PFU, evitando l’abbandono indiscriminato. Il Direttore generale di Ecopneus Giovanni Corbetta ha introdotto i risultati sottolineando la necessità di uscire dalla dicotomia che vede contrapposti ambiente e business. “La capacità di rispettare l’ambiente – ha detto – si può coniugare con lo sviluppo industriale”.

Il sistema per la gestione dei PFU si finanzia con un contributo ambientale, definito annualmente per le diverse categorie di pneumatico dal Ministero dell’Ambiente, dato dai cittadini quando acquistano un nuovo pneumatico. La novità introdotta dalla normativa – il contributo ora è indicato in fattura o sullo scontrino fiscale in modo visibile – ha sostituito un costo che prima era incluso nel prezzo di acquisto e montaggio di pneumatici nuovi. “Il contributo pagato all’acquisto – ha detto Corbetta – è necessario. Noi ci sforziamo di fare in modo che sia visibile, trasparente, legato solo alla gestione del PFU e tendenzialmente in riduzione”. Come spiega il rapporto di sostenibilità, “la risorse raccolte sono utilizzate per coprire i costi del sistema di gestione dei PFU e da queste non può derivare nessun utile. Eventuali avanzi sono, infatti, spostati sulla gestione dell’anno successivo e, per una quota del 30%, destinati a operazioni di prelievo di PFU da stock storici al fine di concorrere a rimuovere l’ampio numero di discariche abusive ancora esistenti in Italia”.

Sui fenomeni di illegalità ambientale e abusivismo, vale la pena di riportare le parole di Donato Ceglie, Magistrato della Procura Generale di Napoli, intervenuto all’evento. “La questione riguarda forse solo guardie e ladri? In tutte le indagini per traffici illeciti di rifiuti – ha rimarcato il Magistrato – destinatari di misure cautelari in carcere sono anche soggetti che operano nelle Pubbliche Amministrazioni. Cosa deve ancora accadere in Italia perché venga approvato il pacchetto di crimini ambientali? Il rispetto delle regole è il presupposto dell’economia e dello sviluppo eco-compatibile”.

 

di Sabrina Bergamini

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