Protezione civile, Legambiente: “Necessario modificare il decreto di riordino”

La Camera dei deputati sta esaminando il decreto 59/2012 sul riordino della Protezione Civile entrato in vigore il 17 maggio scorso: è in discussione presso le Commissioni Affari costituzionali e Ambiente, prima di essere convertito in legge. Il decreto modifica in più punti la legge n. 225/1992 istitutiva del Servizio nazionale di protezione civile e dispone l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati.

Il decreto è stato subito messo alla prova dall’ultimo terribile sisma che ha colpito duramente molte zone dell’Emilia. Secondo Legambiente, anche se nel complesso la nuova Protezione civile è stata in grado di intervenire e rispondere all’emergenza, ha rivelato alcuni limiti sostanziali.

A cominciare dalla mancata possibilità di intervenire nell’immediato per mettere in sicurezza i beni culturali danneggiati dagli eventi calamitosi: questo ha impedito, nel caso recente del sisma emiliano, di salvaguardare nell’immediato preziosi monumenti e beni culturali che rischiano ora di non poter essere recuperati, con grave danno per il patrimonio comune e ulteriore aggravio dei costi post emergenza. Il decreto, infatti, limita il campo di azione alle operazioni di soccorso ed assistenza  escludendo la possibilità di operare fin da subito per la salvaguardia e la messa in sicurezza del patrimonio culturale, come invece era avvenuto con successo in Abruzzo nel 2009 e in Molise nel 2002, anche grazie al tempestivo intervento di numerosi volontari coordinati dalla Protezione civile, con ottimi risultati per la messa in sicurezza del patrimonio culturale già nelle prime 48 ore dall’evento.

Rinunciare alla possibilità di intervenire rapidamente in questo settore, come invece il nostro sistema ha saputo fare in caso di altre drammatiche calamità – dichiara il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – significa perdere uno dei fiori all’occhiello del nostro sistema di Protezione civile, un’esperienza positiva guardata con interesse e ammirazione anche all’estero. Pur convinti della validità dell’impianto generale del Decreto che mira a far uscire l’Italia dalle emergenze infinite e dal tempo dei commissariamenti  che nel passato hanno creato distorsioni dello stesso meccanismo di Protezione civile – aggiunge Cogliati Dezza – sarebbe bene rivedere il decreto in modo da poter considerare fin dalle prime fasi dell’emergenza anche gli interventi volti alla salvaguardia del patrimonio culturale, restituendo al nostro sistema la possibilità di operare con gli strumenti necessari in tutti gli aspetti che un’emergenza così difficile comporta”.

Un altro aspetto problematico del nuovo decreto è quello relativo all’indicazione della durata massima della dichiarazione dello stato di emergenza “fissata di regola in 60 giorni, prorogabili di altri 40 giorni” (art.1, comma 2), decisamente sottostimata rispetto alle reali esigenze di una grave evento calamitoso. “Se, infatti, è assolutamente condivisibile la necessità di porre un limite temporale allo stato d’emergenza – conclude Cogliati Dezza – crediamo che tempi così ristretti possano far ricorrere a ripetute deroghe alla norma per rispondere alle esigenze derivate da eventi rilevanti, non in maniera occasionale e straordinaria ma necessariamente ordinaria”.

 

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