Quanti veleni sulla Concordia? Greepeace pubblica Toxic Costa

Quante sostanze tossiche ci sono nella Costa Concordia? Quanti materiali pericolosi potrebbero riversarsi in mare dal gigante naufragato davanti all’Isola del Giglio? Se lo è chiesto Greenpeace, che parte dall’elenco fornito dall’armatore al Commissario delegato per l’emergenza naufragio della Costa Concordia, pubblicato lo scorso 27 gennaio: un inventario considerato “incompleto” e “troppo generico”.

L’inventario parla di diverse sostanze presenti sulla nave, fra le quali 354 chili di smalti densi, 855 litri di smalto liquido, 293 litri di pittura, 50 litri di insetticida liquido e 1,8 chili di insetticida gel. Spiega Greenpeace: “Oltre ad attendere ancora una stima dei quantitativi di detergenti a bordo di questa piccola città galleggiante, è evidente che alcune delle informazioni fornite sono superficiali. Ad esempio, l’uso di termini generici come «pitture e smalti» o «insetticida» non permette di effettuare stime apprezzabili dei rischi per l’ambiente. Parlare di 50 litri di insetticida liquido e di 1,8 chili di insetticida gel senza specificare di quale insetticida si tratti non ha senso”.

È quanto si legge nel rapporto “Toxic Costa“, un inventario ragionato delle sostanze e dei materiali pericolosi ancora presenti sulla nave, redatto dall’associazione ambientalista proprio a partire dall’inventario fornito dall’armatore. “A parte essere in attesa di sapere quali e quanti detergenti erano a bordo di questa piccola città galleggiante – spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace – sono state veicolate delle informazioni in alcuni casi superficiali. Greenpeace apprezza la trasparenza che ha portato alla pubblicazione dell’inventario, ma l’uso di termini generici come “pitture e smalti” o “insetticida” non permette di effettuare stime apprezzabili dei rischi per l’ambiente”.

Un altro dato rilevato da Greenpeace è che nell’elenco dell’armatore non c’è traccia di tutta una serie di articoli di arredamento a bordo della Costa Concordia: sono tappeti, tendaggi, tavoli, elettrodomestici che contengono additivi chimici, molti dei quali pericolosi. “Se la nave si dovesse spezzare o rimanere a lungo adagiata sul fondo, sostanze come ftalati, alchilfenoli (tensioattivi non ionici), composti a base di bromo e paraffine clorurate potrebbero, nel corso degli anni, essere gradualmente rilasciate in mare e contaminare l’ambiente circostante – spiega l’associazione – Quanto al carburante, di cui sono appena state avviate le operazioni di estrazione, si tratta dell’IFO380 un combustibile particolarmente pericoloso per la sua alta densità e per questo vietato nella navigazione in Antartico. La sua fuoriuscita determinerebbe il maggior impatto sull’ambiente dell’Isola del Giglio, che è parte del Santuario dei Cetacei”.

Sono ormai oltre 28 mila le persone che hanno firmato la petizione di Greenpeace per chiedere un decreto interministeriale che regoli il traffico marittimo nelle aree a rischio, come appunto il Santuario dei Cetacei. “Oltre a un decreto sulle rotte a rischio in discussione, adesso c’è un’occasione da non perdere, la convocazione del Tavolo tecnico promesso dalle regioni Liguria e Toscana entro il 29 febbraio per discutere di una gestione seria del Santuario. È ora che tutti, compreso il Governo, si assumano le proprie responsabilità”, commenta Polidori.

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