Recupero abiti usati, accordo Anci-Conau per promuovere raccolta differenziata

Gli abiti usati possono avere una seconda vita e trattarli come rifiuti qualsiasi, destinati a discariche o inceneritori, costituisce un grosso spreco. E’ prima di tutto uno spreco di materiali, ma è anche una mancata occasione di utilità sociale.

Per sostenere la raccolta differenziata degli abiti usati è stata firmata oggi un’intesa tra l’Anci, Associazione nazionale comuni Italia, e il Conau, Consorzio nazionale abiti e accessori usati. Un accordo che ha una valenza sociale, oltre che ambientale. Gli indumenti che noi buttiamo, infatti, possono essere riutilizzati da chi non può permettersi di comprare vestiti nuovi. E la raccolta di indumenti usati apre spazi di occupazione, soprattutto nell’ambito delle associazioni di volontariato; una parte di quanto si ricava da questa attività viene impiegata da questi enti per sostenere le proprie iniziative benefiche.

Si tratta di un accordo importante che si prefigge l’obiettivo di triplicare il volume di raccolta degli abiti usati: oggi in Italia vengono raccolti ogni anno meno di 1,5 Kg per abitante, mentre in Germania ne vengono raccolti 7. E se pensiamo che gli italiani spendono anche di più per vestirsi, è facile capire i vantaggi di una maggiore raccolta. Si stima che ogni italiano consumi 15 Kg di indumenti all’anno; se si riuscisse a portare la raccolta almeno a 5 kg si avrebbe un risparmio di ben 45 milioni di euro. Anche perché circa il 70% degli abiti usati si riesce a riutilizzare.

L’intesa Anci-Conau vuole rappresentare un modello che tutti i Comuni possono seguire. Oltre ad un modello di convenzione operativa, il protocollo contiene un allegato tecnico che fissa i requisiti per uno svolgimento ottimale del servizio di raccolta e recupero dei rifiuti tessili: sono indicati gli standard qualitativi, la tipologia dei cassonetti, le frequenze della raccolta, le caratteristiche degli impianti di trattamento.

Vengono stabilite anche le modalità per la corretta gestione dei rifiuti da parte di operatori autorizzati che assicureranno poi la tracciabilità dei rifiuti avviati verso il recupero. Tutto questo, oltre a garantire una maggiore omogeneità delle condizioni di raccolta su tutto il territorio nazionale, assicura anche una riduzione dei costi di smaltimento e contrasta tutta quella parte di illegalità che vive nel settore degli abiti usati.

La raccolta differenziata degli indumenti usati e prodotti tessili viene svolta sul territorio comunale, utilizzando appositi contenitori (di colore giallo) posizionati su suolo pubblico e presso le isole ecologiche. Gli indumenti usati, raccolti capillarmente e raggruppati, vengono inviati ad impianti di trattamento all’interno dei quali possono seguire tre strade:

  • riutilizzo (68%);
  • recupero come materie prime seconde per l’industria tessile (25%);
  • altri impieghi industriali e smaltimento (7%).

Grazie a questo servizio i Comuni potranno avvicinarsi agli obiettivi fissati dal Testo Unico Ambientale in tema di raccolta differenziata (entro fine 2012 deve essere raggiunto il 65%) e di riciclo dei rifiuti domestici (entro il 2020 dovrà essere pari al 50%).

E’ questo un ulteriore strumento che l’Anci ha voluto mettere a disposizione dei Comuni per promuovere la corretta raccolta differenziata e massimizzare sia dal punto di vista della quantità che della qualità i rifiuti da avviare a recupero, sottraendoli allo smaltimento finale, con evidenti vantaggi ambientali ed anche in termini di riduzione dei costi di gestione complessivi”. E’ quanto ha detto, durante la presentazione del protocollo d’intesa, Filippo Bernocchi, delegato Anci alle politiche dell’energia e dei rifiuti. “Ci auguriamo – ha aggiunto Bernocchi – che dopo imballaggi, rifiuti elettronici ed abiti usati, sia possibile proseguire con il medesimo approccio anche con altre particolari categorie di rifiuti, che presentano anche caratteristiche di pericolosità, quali le pile e le batterie, così da rispondere pienamente al dettato normativo europeo e nazionale. Dobbiamo smetterla di approcciare questa materia con gli spot, servono azioni e concrete e virtuose”.

Esprimo vivo apprezzamento per questo accordo – ha affermato il Senatore Francesco Ferrante del PD – Vorrei sottolineare il fatto che il recupero di materie in Italia è stato sempre sottovalutato, e questo accordo va nella direzione giusta del recupero e dell’efficienza”.

E’ un accordo in linea con le direttive europee che ci indicano come prioritaria la riduzione dei rifiuti – ha detto il Senatore Andrea Fruttero del Pdl – Noi abbiamo una grande quantità di oggetti xche possono avere una seconda vita; ad esempio i Lions nel mondo stanno raccogliendo gli occhiali usati che riconfezionano e mandano ai paesi poveri”.

 di Antonella Giordano

 

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