Rifiuti: Perugia sempre più vicina all’inceneritore

3 voti favorevoli, 3 contrari e 5 astenuti: con questo risultato nella giornata di ieri la Prima Commissione Consiliare Permanente del Comune di Perugia ha respinto la proposta di Delibera Comunale di modifica dello statuto in tema di rifiuti presentata da oltre 1000 cittadini firmatari nel febbraio 2012.

Persa così la prima battaglia di coloro che difendevano il loro no all’incenerimento dei rifiuti nel proprio territorio; l’ultima parola attesa quella del Consiglio, che dovrà esprimersi sul medesimo tema in maniera definitiva.

Ma riavvolgiamo per un attimo il nastro e cerchiamo di capire cos’ha portato oltre 1000 cittadini a chiedere con forza una modifica dello statuto del Comune di Perugia in materia di rifiuti.

Il tema dei rifiuti, si sa, desta da anni riflessioni e attenzioni non soltanto in Italia, ma anche e soprattutto in Europa, proprio per le grandi questioni che ingloba in sé: la salute dei cittadini, la tutela ambientale e la questione economica ad esso collegata.

I Comuni si sono trovati a fare i conti con la direttiva europea 98/2008/CE che prevede il raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata pari al 65% entro il 2012 e hanno di conseguenza accelerato processi di raccolta, differenziazione e smaltimento dei rifiuti per rispettare i termini imposti.

A Perugia a che punto siamo? Basta visitare il sito del Gruppo GE.SE.N.U., la Società per azioni a capitale misto pubblico-privato fondata nel 1980 tra il Comune di Perugia (45%) ed il Gruppo Sorain Cecchini (55%) che si occupa della gestione dei rifiuti nella Regione, per leggere un trionfale “siamo al 52,9%”. Appare chiaro quanto l’obiettivo sia ad oggi, settembre 2012, non solo lontano ma anche un vero e proprio miraggio.

Con una discarica a Pietramelina e un impianto di smaltimento a Ponte Rio, benchè la raccolta differenziata a Perugia sia partita all’avanguardia nel 1986 con quella della carta, proseguendo nell’87 con la raccolta di vetro e siringhe, è stato decisamente accumulato un ritardo notevole che ha portato soltanto nell’agosto 2010 ad un piano di raccolta differenziata porta a porta. Tale piano non copre attualmente l’intera città, ma soltanto alcune delle sue zone nonostante l’Assessore all’Ambiente del Comune di Perugia Pesaresi abbia affermato in un comunicato del 6 ottobre 2011 che “dove il porta a porta è a regime si registra l’80% di raccolta differenziata”.

E’ questo dato che porta i cittadini firmatari della delibera di modifica dello statuto (presentata nel febbraio 2012) a ribellarsi ad un piano di gestione dei rifiuti che prevede la costruzione di un impianto di trattamento termico con recupero energetico (inceneritore).

Essi sostengono a gran voce che una raccolta differenziata massiccia e capillare, unita ad una raccolta di qualità (ricordiamo che oggi a Perugia si raccolgono nel sacco giallo la carta, il cartone e il tetra pak, nel sacco blu la plastica, il vetro, l’alluminio e l’acciaio, nel secchio verde i rifiuti organici e in quello nero i rifiuti indifferenziati), con la complicità di leggi e dispositivi che producano un riscontro economico anche nel cittadino, porterà in maniera certa il superamento della soglia del 65%: cadrebbe di fatto la necessità di ricorrere all’inceneritore.

Ciò che è lecito domandarsi, alla luce della crisi economica che non dà l’idea di arrestarsi, dei sempre più numerosi e importanti tagli del Governo alle pubbliche amministrazioni, è quale scelta potrà compiere un’amministrazione pubblica locale se da una parte intravede la strada dei finanziamenti pubblici per la costruzione di impianti di termovalorizzazione e dall’altra vede solo un aumento degli investimenti e delle spese per un porta a porta più capillare.

 

di Valentina Meli

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