Rinnovabili, Cia: entro il 2020 il 45% dell’energia verde arriverà dalle campagne

Entro il 2020 il 45% dell’energia verde potrebbe arrivare dalle campagne, attraverso lo sviluppo delle potenzialità di biomasse e biogas che “hanno i numeri e il potenziale per diventare una fonte strategica per la nuova politica energetica ma rappresentano anche un’opportunità di reddito integrativa per le aziende agricole, in grado di far crescere il Pil del settore di almeno 5 punti”. È quanto evidenziato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori durante la VI Conferenza economica che si è svolta nei giorni scorsi a Lecce e che ha dedicato una sessione dei lavori alle agroenergie.

Secondo la Cia, negli obiettivi fissati dall’Europa al 2020 – ridurre del 20% le emissioni inquinanti e aumentare del 20% la produzione di energia alternativa – l’agricoltura può essere protagonista perché entro quella data il 45% dell’energia green verrà dalla campagne e dai boschi a condizione che “questo processo venga accompagnato da politiche chiare, mirate e lungimiranti, ma soprattutto finalizzate all’integrazione. Non si tratta di perseguire un dualismo inutile e sbagliato tra cibo ed energia, bensì produrre cibo ed energia in modo sostenibile, come occasione di sviluppo per le imprese agricole e per l’intera società”, spiega la Cia.

Le biomasse – con l’energia termica o elettrica derivante dall’utilizzo delle biomasse legnose, di pellet, cippato e delle potature di colture arboree, più in generale degli scarti di agricoltura e allevamento – alimentano un fatturato che supera i 5 miliardi di euro in Italia, con oltre 20 milioni di tonnellate di biomasse legnose destinate ogni anno alla produzione di energia termica. Quanto al biogas, spiega la Cia, oggi sta vivendo un momento di grande espansione: solo fra il 2010 e il 2011 gli impianti in Italia sono quasi raddoppiati, passando da 273 a 521, con un aumento del 91%. A dare il contributo più rilevante allo sviluppo del settore è stato finora il Centro-Nord, in particolare la Lombardia (210 impianti). C’è però ancora molto da fare perché nel campo del biogas l’obiettivo al 2020 per l’Italia è di 1,2 gigawatt, e ora siamo a meno di un terzo di questo potenziale (650 megawatt).

“Biomasse e biogas insieme hanno i numeri e il potenziale per diventare una fonte strategica per la nuova politica energetica nazionale – ha spiegato la Cia – ma rappresentano anche un’opportunità di reddito integrativa per le aziende agricole, in grado di far crescere il Pil del settore di almeno 5 punti. Ma soprattutto puntare sulle agroenergie vorrebbe dire abbassare i costi della bolletta energetica e dei carburanti e ridurre le emissioni di anidride carbonica. Un aiuto per le imprese, ma anche un vantaggio per tutti”. Sfruttando al meglio le agroenergia si potrebbe ridurre anche la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di combustibili fossili, “con un doppio vantaggio: fino a 20 miliardi di euro di risparmio in termini di costi e, soprattutto, un grande beneficio all’ambiente con 240 milioni di tonnellate in meno di Co2 nell’aria nei prossimi dieci anni”.

Senza contare le ricadute positive sull’occupazione, evidenziate da più parti quando di parla di green economy. Secondo uno studio recente della Bocconi, sottolinea la Cia, se l’Italia riuscirà a raggiungere gli obiettivi prefissati dall’Europa per il 2020, l’industria energetica verde avrà creato nel Belpaese ben 250 mila posti di lavoro, di cui presumibilmente più di 100 mila lavoreranno nel settore delle biomasse.

Il food rimane dunque centrale, ma la valorizzazione e l’integrazione con la produzione energetica – conclude la Cia – può rappresentare un fattore che non solo dà una marcia in più al Made in Italy ma rappresenta anche un volano complessivo di crescita.

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