Rinnovabili, Energy [R]evolution: possono salvare clima ed ecosistemi fragili

Le fonti rinnovabili possono salvare il clima e gli ecosistemi fragili. Potrebbero fornire fino al 90% dell’energia elettrica e per riscaldamento. Rivoluzionando la produzione elettrica, le fonti rinnovabili possono arrivare a coprire, al 2030, il 37% della domanda globale di elettricità, con una capacità installata di 7.392 GW rispetto ai 237 del 2011, mentre “nel lungo termine, il 94% dell’elettricità potrà essere prodotto da fonti rinnovabili, l’energia nucleare potrà essere dismessa del tutto e il numero delle centrali alimentate con fonti fossili, in special modo a carbone, drasticamente ridotto”. È quanto si legge nel rapporto “Energy [R]evolution: A Sustainable World Energy Outlook” presentato oggi a Berlino da Greenpeace, dall’European Renewable Energy Council (EREC) e dal Global Wind Energy Council (GWEC).

Il rapporto evidenzia che l’aumento delle rinnovabili, insieme a trasporti più efficienti, possono fermare la dipendenza dai combustibili fossili e salvare, insieme al clima, anche ecosistemi fragili come l’Artico e il Mediterraneo minacciati delle trivellazioni offshore. Delinea inoltre un percorso per ridurre le emissioni di CO2 create dal settore dei trasporti e per mettere fine allo sfruttamento di risorse petrolifere marginali e non convenzionali come i giacimenti nell’ Artico, le sabbie bituminose di Alberta (Canada) e le riserve off shore di idrocarburi in Brasile.

Un’analisi sulla crescita delle energie rinnovabili, presente nello studio, evidenzia che la potenza installata delle rinnovabili nel 2011 è risultata superiore del 50% rispetto alle previsioni formulate nel primo rapporto Energy [R]evolution del 2007, passando da 165 GW a 237 GW del 2011.

Nello scenario delineato, dopo un picco al 2015, le emissioni si ridurrebbero come richiesto dalla comunità scientifica per evitare gli effetti peggiori del cambiamento climatico. Al 2050, le emissioni sarebbero inferiori dell’80 per cento rispetto ai livelli del 1990.

“Il settore delle rinnovabili si sta rapidamente espandendo in tutto il mondo, ma l’industria delle auto si oppone all’adozione di tecnologie maggiormente efficienti per la motorizzazione, che pure sono già disponibili” ha dichiarato Sven Teske, Esperto di Energia per Greenpeace International.

Secondo lo scenario Energy [R]evolution 2012, le rinnovabili potrebbero fornire fino al 90% dell’energia elettrica e per riscaldamento, oppure oltre il 70% per i trasporti. Lo scenario prospetta inoltre una riduzione del 2,5% l’anno della produttività dei pozzi petroliferi, che potrebbe essere maggiore per quelli offshore. E delinea le politiche necessarie a prevenire altri disastri petroliferi e a superare la dipendenza dalle fonti fossili: un aumento nell’efficienza dei motori che, nella sola Europa potrebbe ridurre i consumi del 40%; la riduzione a un terzo dei consumi attuali grazie a auto più piccole, prodotte con materiali più leggeri e con maggior uso di propulsione elettrica da fonti rinnovabili; una consistente espansione dei servizi di trasporto pubblico.

Gli investimenti necessari per attuare lo scenario Energy [R]evolution al 2050 sono stimati in 1.200 miliardi di dollari/anno, pari all’1 per cento  del PIL mondiale. Uno scenario, evidenziano i promotori della ricerca, che si basi sull’uso di combustibili fossili prevede costi inferiori, di 506 miliardi di dollari/anno, ma la stima è che in futuro un sistema basato sulle fonti rinnovabili garantirebbe risparmi per 1.300 miliardi di dollari l’anno, che annullerebbero largamente i costi di investimento sostenuti per la conversione del sistema energetico.

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