Rinnovabili, in piazza il mondo delle energie pulite. La richiesta: rivedere i decreti

Il Governo riapra il confronto sui decreti che ridisegnano le rinnovabili, per affrontare le criticità emerse nei futuri livelli di incentivazione alla produzione di energia pulita. Il tutto senza alimentare ancora un dibattito quantomeno mal posto nei confronti del peso delle rinnovabili in bolletta. È la richiesta che arriva da imprenditori, associazioni ambientaliste e sigle che rappresentano le fonti rinnovabili in piazza oggi a Roma per chiedere di rivedere i decreti sugli incentivi.

Alla manifestazione hanno aderito i produttori del fotovoltaico, dell’eolico, del biogas e delle rinnovabili, le sigle rappresentative delle energie pulite, gli ambientalisti di Legambiente, WWF, Greenpeace e Kyoto Club. Contestano i provvedimenti e la mole di burocrazia che ammanta i decreti, e annunciano che la mobilitazione continuerà nelle prossime settimane per chiedere a Parlamento e amministrazioni regionali di impegnarsi per la modifica dei decreti, in particolare nel passaggio decisivo in Conferenza Stato-Regioni.

Commenta il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini: “Il Governo, e in particolare il ministro Passera, hanno sbagliato nel metodo, approvando i decreti senza alcun confronto con le associazioni di settore, e nel merito, perché i testi sono pieni di impedimenti burocratici e di barriere agli investimenti che avrebbero l’effetto di fermare i successi realizzati in questi anni in termini di produzione di energia pulita e di nuova occupazione. I decreti devono essere cambiati e al Governo spetta la responsabilità di riaprire il confronto”. La richiesta che viene fatta è di ridurre gli incentivi progressivamente attraverso il confronto con le imprese, in maniera trasparente, senza tetti annui o burocrazia. Prosegue l’esponente di Legambiente: “Oltre a rinviare per l’ennesima volta i decreti sulle rinnovabili termiche che sono in attesa da settembre, nessuna proposta sta arrivando dal ministro Passera o dall’Autorità per l’energia per cancellare le tante voci di spesa insopportabili che ancora si trovano nelle bollette degli italiani o per ridare speranza ai consumatori dopo il fallimento delle offerte ‘biorarie’ proprio per i rincari nelle ore serali da parte delle aziende elettriche”.

La polemica s’è concentrata da giorni sul peso delle rinnovabili in bolletta, con una impostazione fortemente contestata e considerata frutto di una campagna mediatica denigratoria” secondo le parole dei produttori delle energie pulite.

Spiega Greenpeace, in piazza a manifestare: “È giusto che gli incentivi vadano progressivamente riducendosi, fino al traguardo prossimo della grid parity; non è sensato, però, che queste riduzioni vengano operate solo su meri criteri contabili, scollegando i necessari tagli dalle dinamiche del mercato, alimentando la leggenda dell’insostenibilità del costo dell’energia pulita in bolletta. Le bollette delle famiglie italiane salgono per i prezzi del petrolio e delle fonti fossili. Il finanziamento alle energie rinnovabili rappresenta l’ otto per cento dei costi di bolletta”.

“Nel 2011 gli investimenti sulle rinnovabili hanno rappresentato lo 0,5% del PIL italiano – afferma  Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima e Energia di Greenpeace – ovvero, senza questo settore avremmo dovuto mettere il segno “meno” davanti ai numeri della crescita dell’economia nazionale. Il tentativo in atto di sabotare le rinnovabili è dunque doppiamente osceno: per l’ambiente e per l’economia”.

La richiesta di correggere i decreti viene rilanciata dal senatore Pd Francesco Ferrante per il quale il piano sulle rinnovabili presentato dal Governo può letteralmente “affossare” il comparto. Afferma Ferrante riferendosi al Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera: “Qualcosa non quadra: ieri il ministro ha spiegato ai segretari dei partiti l’intenzione, giustissima,  di attirare investimenti dall’estero, ma qualche giorno fa, presentando i decreti sulle rinnovabili ha scaturito l’effetto opposto, perché con l’ennesimo cambiamento della normativa molte aziende straniere valutano seriamente di spostare dall’Italia i propri investimenti. Energia rinnovabile vuol dire innovazione, e l’Italia che deve crescere non può farne a meno. Per questo motivo i decreti sugli incentivi devono essere corretti, perché in caso contrario – conclude Ferrante –  ci saranno ricadute gravi a livello di investimenti e occupazione per migliaia di piccole e medie aziende.”

 

Comments are closed.