Sisma all’Aquila, Legambiente: sciogliere il nodo ‘macerie’

“È ancora possibile far nascere a L’Aquila e nei Comuni del cratere una nuova filiera economica basata sul riciclo delle macerie. L’inerzia che purtroppo ha caratterizzato l’iter della ricostruzione in Abruzzo ci consente di dire che oggi non è troppo tardi per farlo”. A lanciare l’appello è Legambiente commentando la notizia di un traffico illecito di macerie smaltite nell’area dell’aeroporto di Preturo. Larga parte delle macerie prodotte dal sisma del 2009, a L’Aquila e nei comuni del cratere, oggi è ancora lì. Come abbiamo sostenuto nel dossier  “Macerie, anno zero”, realizzato a 18 mesi dal terremoto in Abruzzo – spiega l’associazione ambientalista – con una decina di impianti di vagliatura e riciclo, in due anni tutti gli inerti derivanti dalle macerie del capoluogo sarebbero stati trattati e riutilizzati negli appalti pubblici e per la stessa ricostruzione, evitando così il ricorso a nuove cave. Perché non è stata seguita questa strada? Si chiede Legambiente convinta che si può ancora rispondere a queste domande e all’emergenza: e questa risposta è il punto di ripartenza per il riscatto delle popolazioni coinvolte dal terremoto.

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