Slow Fish, appuntamento a Genova: “Scegliere il pesce nel piatto è atto politico”

“Scegliere quale pesce metterete nel piatto questa sera è un atto politico”: con queste parole si inaugura a Genova Slow Fish. A pronunciarle il biologo marino Silvio Greco, presidente del Comitato scientifico che sovrintende l’evento internazionale di Slow Food e Regione Liguria dedicato al pesce e alle risorse del mare, che si svolge fino al 21 maggio al Porto Antico di Genova. Atto politico perché se fino agli anni Sessanta erano almeno una quarantina le specie ittiche presenti sulla tavola degli italiani, oggi il grosso dei consumi viene coperto da non più di dieci prodotti.

Slow Fish è l’evento internazionale dedicato al pesce e alle risorse del mare che coniuga la convivialità alla conoscenza scientifica e alle buone pratiche, l’educazione al gusto all’impegno per la tutela degli ecosistemi acquatici, spiega Slow Food. Questa edizione si svolge all’insegna dello slogan “La rete siamo noi”. Genova è dunque diventata un punto di riferimento fondamentale per pescatori, artigiani e cuochi da tutto il mondo che si incontrano per condividere e sostenere “un approccio buono, pulito e giusto alla filiera ittica, alla biodiversità marina e all’equilibrio delle acque dolci”. Non mancano, durante l’evento, le Conferenze dedicate ai grandi temi scientifici, al cambiamento climatico e alla valorizzazione delle risorse.

Sicuramente c’è attenzione alle specie ittiche e ai cambiamenti che si stanno consumando nei mari perché, come spiega Slow Food, fanno capolino anche nuovi “abitanti” come le meduse, sempre più presenti, e i cosiddetti “cetrioli di mare”, apprezzatissimi in Oriente come snack ma ormai sovrasfruttati, tanto che ci si spinge a pescarli in acque molto remote. In altri casi il mercato spinge invece per tornare a sfruttare risorse che già in passato sono finite sull’orlo dell’estinzione. L’Ue aveva contingentato nel 2006 la pesca del tonno rosso, per consentirne il ripopolamento entro un periodo di quindici anni aumentando progressivamente le quote. Il problema, ricorda Silvio Greco, è che il ciclo biologico della specie richiede almeno cinque o sei anni per la prima riproduzione: “Non ha senso scardinare il sistema delle quote prima di essere sicuri che si sia innescato un circolo di rinnovamento, come rischiamo invece di fare adesso per assecondare le pressioni dell’industria”. Un caso unico è poi rappresentato dal Mar Mediterraneo, che copre appena l’1% delle acque mondiali ma racchiude il 10% della biodiversità. “Per questo è fondamentale capire come mantenere sano questo mare, e non solo in termini di balneabilità”, sottolinea Slow Food.

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