Stati Generali della Green Economy propongono “fisco ecologico”

Dagli Stati Generali della Green Economy in corso a Rimini arriva la proposta di un fisco “green” che tassi le attività inquinanti e il consumo di ambiente secondo il principio di ‘chi inquina paga’ per far arrivare l’eco-gettito dal 6% attuale al 12,5%, spostando la pressione fiscale dal lavoro e dagli investimenti green per non aumentare il peso delle tasse. Insieme a questa, viene lanciata la previsione di nuovi strumenti finanziari, vere e proprie ‘obbligazioni verdi’, per sostenere la crescita sostenibile e una nuova scansione degli incentivi.

A livello mondiale è già in atto un processo che vede in campo flussi consistenti di investimenti nel settore green: il totale degli investimenti per la mitigazione delle emissioni e per l’adattamento ai cambiamenti climatici nel 2011 è stato stimato in 268 miliardi di dollari per il settore privato e in 96 miliardi di dollari per il settore pubblico. A partire dal 2004, poi, il tasso di crescita degli investimenti nelle energie rinnovabili è costantemente aumentato, con una media di un + 32% l’anno.

La fiscalità ecologica proposta prevede fra gli altri una graduale introduzione della carbon tax e del road pricing tarato secondo le emissioni degli autoveicoli, insieme a strumenti finanziari innovativi (project bond, performance bond, social impact bond) basati sui principi di payment by results o di impact finance o di crowdfunding. Altra proposta è quella di eliminare gli incentivi alle attività economiche che hanno un impatto negativo sull’ambiente. “È necessario distribuire in maniera diversa la pressione fiscale – ha detto Edo Ronchi, componente del Consiglio Nazionale della Green Economy – bisogna ridurla sul lavoro, dove attualmente è molto alta, e sugli investimenti green e compensarla con tributi che penalizzino il consumo di ambiente e di risorse naturali”.

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