Stati Generali Green Economy, 70 proposte per uscire dalla crisi

Si chiudono oggi a Ecomondo, gli Stati Generali della Green Economy, la due giorni dedicate alla discussione di una piattaforma di 70 proposte per affrontare la crisi dell’Italia con un nuovo sviluppo in chiave green. Promossi dal ministero dell’Ambiente e da un Comitato organizzatore formato da 39 organizzazioni di imprese green, con il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, gli Stati Generali della Green Economy si svolgeranno a Rimini il 7-8 novembre prossimi nell’ ambito di EcomondoKey Energy.

Dobbiamo scegliere – ha osservato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini – la direzione verso la quale indirizzare l’economia italiana e la green economy si presenta all’appuntamento di Ecomondo come modello decisivo. Nel mercato globale la domanda di tecnologie è sopratutto orientata a ridurre i consumi di risorse, energia, territorio. Anche in Italia gli investimenti in tecnologie e sistemi per la sostenibilità sono strategici per dare alla nostra economia un ruolo competitivo nel più ampio quadro mondiale”.

Il percorso per arrivare agli stati generali della green economy ha preso il via a marzo scorso con la formazione di 8 gruppi di lavoro ed è proseguito con otto assemblee nazionali programmatiche che hanno coinvolto più di 1000 esperti. Il programma per lo sviluppo di una green economy comprende 70 proposte relative a 8 settori: strumenti economici, eco innovazione, efficienza e risparmio energetico, sviluppo delle energie rinnovabili, materiali e riciclo dei rifiuti, servizi degli ecosistemi, filiere agricole di qualità ecologica e mobilità sostenibile.

“Gli Stati Generali sono l’occasione per evidenziare, ad una certa classe dirigente quantomeno disattenta, che c’è una parte dell’economia italiana che investendo in  rinnovabili, efficienza energetica, chimica verde e materie prime riciclate non solo sta resistendo meglio alla recessione, ma in tanti casi sta crescendo” ha commentato il senatore Francesco Ferrante, responsabile energia e politiche relative ai cambiamenti climatici del Pd, aggiungendo che
“questa parte dell’economia italiana è leader o ai primissimi posti nel mondo, nel solco della migliore tradizione imprenditoriale del nostro Paese”.

Ad avviso di Cia e Confagricoltura, “l’agricoltura è indiscussa protagonista della green economy; parliamo di sostenibilità dei processi produttivi che deve tener conto della salvaguardia delle risorse naturali ma anche dell’economia e del mercato. E’ green la bioeconomia che, oltre alla crescita ed all’occupazione, guarda alla sostenibilità degli ecosistemi”.  

A parere di Cia e Confagricoltura la “crescita verde” del settore agricolo si regge su tre strumenti: investimenti in ricerca ed innovazione (è stato calcolato che ogni euro investito in ricerca per la bioeconomia genererà 10 euro di valore aggiunto entro il 2025, con un “ritorno” pari a dieci volte l’investito); sviluppo dei mercati e della competitività (le imprese, protagoniste della crescita verde debbono essere in grado di essere competitive); integrazione delle politiche (la Pac è da tempo centrata sui principi di sostenibilità e di attenzione alle risorse naturali ed alle esigenze del consumatore e dell’opinione pubblica).

Per le due Organizzazioni l’importanza per gli ecosistemi delle attività agricole va comunque sposata con scelte che evitino logiche eccessivamente protettive e prescrittive. Va fissata una logica degli incentivi che non si deve sostituire a quella di mercato ma piuttosto orientare al consumo sostenibile.  Ed occorre approfondire maggiormente il rapporto tra produzione di energia rinnovabile ed efficienza energetica per favorire una loro strategica integrazione. “Riveste sempre più importanza l’individuazione di forme di investimento dirette a diminuire i costi energetici delle aziende – ha concluso  Guidi -. Un obiettivo strategico per il settore agricolo dal momento che, per la maggior parte delle lavorazioni, si utilizza il gasolio, come carburante o combustibile”.

Comments are closed.