Stati Generali Green Economy: dieci proposte per un New Deal verde

Si muove lungo quattro direttrici il pacchetto di misure presentato oggi a Rimini, agli Stati Generali della Green Economy 2013, per “un Green New Deal per l’Italia”: un fisco in chiave green, semplificazioni burocratiche, nuovi strumenti finanziari, ottimizzazione e razionalizzazione dell’uso delle risorse finanziarie esistenti. Si tratta di misure innovative che, senza aumentare la pressione fiscale né il debito pubblico, possono attivare uno sviluppo durevole e la ripresa di investimenti e occupazione.

Gli Stati Generali della Green Economy sono promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy, composto da 66 organizzazioni di imprese, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico, con il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Alla giornata di apertura è arrivato il messaggio di saluto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ricordando l’edizione dello scorso anno ha detto: “A dodici mesi di distanza, gli obiettivi allora indicati per una sempre più efficace e consapevole politica economica a favore della salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità, si sono fatti ancora più urgenti e pressanti. È dunque più che mai necessario proseguire nel cammino avviato per un rilancio della crescita che passi, con prospettive di più ampio respiro, attraverso la ricerca scientifica, l’innovazione tecnologica e la formazione. Il Capo dello Stato ritiene determinante per il futuro del Paese costruire un modello di sviluppo in grado di  garantire i delicati equilibri ambientali nel pieno rispetto degli irrinunciabili principi costituzionali di tutela della salute e della dignità della persona”.

“Il pacchetto di proposte – ha spiegato Edo Ronchi, componente del Consiglio Nazionale della Green Economy – ha la finalità di riuscire a sviluppare una green economy in grado di attivare un vero e proprio green New Deal per l’Italia. Per ogni tipo di misura del pacchetto si è individuata non solo la spesa, ma anche la copertura a partire da una riforma della fiscalità in chiave ecologica. Sono fermamente convinto che la green economy abbia particolari potenzialità in Italia”.

L’attenzione verso l’economia verde è propria anche delle associazioni dei consumatori. La green economy deve permeare sempre più il quotidiano della società, deve influenzare in modo più consistente le esistenze dei consumatori, rivoluzionando alcune cattive abitudini di consumo, a cominciare dall’inaccettabile livello di spreco che contraddistingue la nostra realtà“, ha detto Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori, a margine della prima giornata degli Stati generali. Dona ha ricordato che per molto tempo la “coscienza verde” è stata considerata concetto elitario oppure demagogico e che molte aziende hanno “verniciato” di verde le loro attività: “Oggi – ha però aggiunto Dona – finalmente stiamo iniziando a comprendere che la green economy non è altro rispetto ad una buona economia: è probabilmente un’evoluzione della stessa, senza contrapposizioni. Non solo, dunque, assolve al suo ruolo sociale ed ambientale, ma può servire a creare profitto e nuovi posti di lavoro.”

Qual è dunque il decalogo della green economy presentato a Rimini? Di seguito le proposte più significative.

1 – Riforma fiscale in chiave eco: eliminare gli
 incentivi alle attività economiche che hanno impatti negativi sull’ambiente, orientare la riduzione della spesa pubblica verso quella con impatti negativi sull’ambiente, adottare misure di fiscalità ecologica (road pricing, carbon tax) e utilizzare le maggiori entrate per introdurre la deducibilità fiscale degli investimenti in eco-innovazione e per ridurre il cuneo fiscale nella attività della green economy.

2 – Migliore utilizzo delle risorse europee e strumenti finanziari innovativi: sperimentare i project bond, i social impact bond, i performance bond; aumentare gli appalti pubblici verdi; attivare un programma nazionale che punti a supportare un migliore utilizzo dei fondi europei e un maggior ricorso ai Fondi della Banca Europea degli investimenti.

3 – Investimenti per le infrastrutture verdi, difesa del suolo e acque: puntare su investimenti che si ripagano con la riduzione dei costi economici e ambientali: sulle infrastrutture verdi per ridurre i rischi della crisi climatica (reti di aree naturali o seminaturali, pareti e tetti verdi, cinture verdi urbane, ecc.) e per tutelare la biodiversità. Puntare su un’opera pubblica verde per eccellenza: la difesa del suolo per ridurre i costi di frane e alluvioni. Investire per la tutela della qualità dell’acqua e sul risparmio di risorse idriche.

4 – Programma nazionale di misure per l’efficienza e il risparmio energetico: rendere permanente l’incentivo al 65%; rendere praticabili piani di finanziamento per la riqualificazione energetica degli edifici; valorizzare l’esperienza del Patto dei Sindaci; attivare un fondo di garanzia per il teleriscaldamento; rafforzare l’uso ambizioso e rigoroso degli standard tecnologici (dagli elettrodomestici ai motori elettrici, dall’illuminazione agli edifici), mentre le Pmi vanno supportate per attuare l’efficienza energetica.

5 – Misure per sviluppare le attività di riciclo dei rifiuti: evitare una service tax che assorba i costi della gestione dei rifiuti, adottare, invece, una tariffazione “puntuale” per la gestione dei rifiuti urbani con un meccanismo che assicuri la copertura dei costi, premiando chi conferisce i rifiuti in modo differenziato; incoraggiare e misurare, oltre alle raccolte differenziate, l’effettivo riciclo e dare a questo priorità; coinvolgere economicamente i produttori di beni nelle attività di riciclo e recupero; promuovere l’uso di prodotti provenienti dal riciclo.

6 – Rilancio degli investimenti per lo sviluppo delle fonti rinnovabili: le fonti rinnovabili costituiscono l’1% del PIL europeo. In un quadro di progressivo superamento del sistema degli incentivi, alleggerendo il carico in bolletta, occorre fissare obiettivi di sviluppo delle rinnovabili al 2030 agendo su piani diversi, quali ridurre i costi di produzione semplificando norme e procedure; istituire un fondo di garanzia; introdurre un meccanismo di detrazioni fiscali che favorisca l’aumento degli investimenti, dell’occupazione e produca nuove entrate; integrare gli incentivi per l’efficienza energetica con quelli per le fonti rinnovabile; sviluppo di reti intelligenti e della ricerca.

7 – Programmi di rigenerazione urbana, di recupero di edifici, di bonifica, per limitare il consumo di suolo: per limitare il consumo del suolo che ormai marcia a ritmi insostenibili (ogni 5 mesi viene cementificata in Italia una superficie pari al Comune di Napoli) occorre puntare su programmi di rigenerazione urbana e sul recupero, la ristrutturazione, il rifacimento, il riuso e la riqualificazione energetica degli edifici esistenti; favorire le bonifiche dei siti contaminati e delle aree industriali; attivare processi partecipativi per lo sviluppo delle città intelligenti e sostenibili (Smart City); arrestare il consumo di suolo non urbanizzato con misure efficaci.

8 – Fondo Nazionale per la Mobilità sostenibile: il Fondo può essere alimentato con un sistema di pedaggio stradale, differenziato in base alle emissioni e alla congestione; con fondi del MIT e con una parte del gettito derivante dalle accise sui carburanti. Esso potrà finanziare lo sviluppo di nuove reti e interventi soprattutto per la mobilità sostenibile urbana (piste ciclabili e pedonali; car sharing e bike sharing); reti dedicate al TPL, sostituzione di autobus con più di 15 anni, Telelavoro, diffusione veicoli a gas, elettrici, ibridi.

9 – Valorizzare le potenzialità di crescita dell’agricoltura di qualità: promuovere gli investimenti per produzioni biologiche di qualità, di filiera corta; promuovere il consumo di prodotti agro-alimentari di qualità, ottenuti con processi sostenibili, di filiera corta anche con azioni mirate per rafforzare la vendita diretta e il loro inserimento negli acquisti della p.a.; favorire con detrazioni fiscali le iniziative tese a integrare le attività tradizionalmente collegate alla produzione agricola, con azioni mirate a promuovere la manutenzione e la fruizione del territorio.

10 – Piano nazionale per l’occupazione giovanile per una green economy: il Piano deve prevedere una riduzione, per tre anni, del prelievo fiscale e contributivo per l’impiego di giovani; una riallocazione in chiave di eco-innovazione degli incentivi all’industria; un rafforzamento in chiave green delle principali filiere produttive; un programma di risanamento e riqualificazione ambientale degli impianti e delle produzioni ad elevato impatto; il lancio di iniziative di valorizzazione del Made “green” in Italy; il sostegno alle green start-up giovanili.

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