Stati generali green economy: fare agricoltura amica dell’ambiente

Un’agricoltura amica dell’ambiente e del consumatore, che sia sostenibile – perché da qui al 2050 bisognerà sfamare 9 miliardi di persone nel mondo con alimenti sicuri e di qualità – e riduca gli sprechi, combattendo al tempo stesso il degrado ambientale. Tutto questo in un’ottica che veda nell’agricoltura una leva per lo sviluppo, specialmente in Italia, dove si contano diversi primati: l’agricoltura biologica occupa 48 mila persone e opera sul 9% di superficie coltivata; i prodotti ad alta valenza qualitativa e ambientale hanno un export in crescita che raggiunge i 30 miliardi. È questo il contesto nel quale si è mossa l’Assemblea Programmatica “Sviluppo delle filiere agricole di qualità ecologica”, che si è tenuta in vista degli Stati generali della green economy. Questi si svolgeranno a Rimini il 7 e 8 novembre prossimi, nell’ambito di Ecomondo-Key Energy, organizzati dal Ministero dell’Ambiente e da 39 organizzazioni di imprese green.

Dall’Assemblea sono scaturite 13 proposte che chiedono di valorizzare l’agricoltura italiana nella tutela dell’ambiente e di fare delle filiere agricole le leve di sviluppo della green economy. Si chiede così di rimuovere gli ostacoli normativi che ritardano la razionalizzazione delle filiere, di arrestare il consumo di suolo, di tutelare le risorse naturali a garanzia della biodiversità con la collaborazione di agricoltori destinatari di misure fiscali agevolate. Ancora: si chiede di avviare un piano di opere e infrastrutture dirette alla messa in sicurezza e alla stabilità del territorio, anche utilizzando risorse già destinate alle grandi opere rimaste incompiute o non autorizzate. Bisogna salvaguardare l’uso dell’acqua. E si chiede di introdurre misure creditizie e fiscali in grado di incidere sul costo del lavoro per favorire l’assunzione di giovani nonché sostenere l’acquisto dei prodotti green. Fra le proposte, quelal di “costruire un quadro trasparente di regole nella comunicazione al consumatore delle caratteristiche degli alimenti, della loro origine territoriale e delle modalità dei processi di produzione al fine di promuovere scelte responsabili”.

Sostiene Stefano Masini, Responsabile dell’area Ambiente e Territorio di Coldiretti e coordinatore del gruppo di lavoro ‘Sviluppo delle filiere agricole di qualità ecologica’: “Contro la perdita di suolo l’unico antidoto è fare più agricoltura, contrastando fenomeni di delocalizzazione e di impoverimento del Paese in termini economici, di identità ed occupazionali. Per questo occorre promuovere filiere corte, tutelando la biodiversità, preservando e diffondendo conoscenze, cultura e tradizioni locali, rafforzare la manutenzione del territorio, consapevoli delle caratteristiche e delle identità”.

Comments are closed.