#StopGlifosato scrive alle Regioni: escludere questo erbicida si può

“Facciamo appello a tutte le Regioni italiane di seguire l’esempio della Calabria e prendere una decisione che escluda il glifosato dai disciplinari di produzione che lo contengono a tutela della salute dei consumatori e per una produzione di cibo sano e di qualità”. Così, in una lettera inviata a tutti i presidenti delle Regioni, la Coalizione italiana #StopGlifosato chiede di porre fine ai finanziamenti delle pratiche agronomiche che prevedono l’uso del contestatissimo glifosato, erbicida sospettato di cancerogenicità. L’uso di questa sostanza è stato prorogato dalla Commissione europea alla fine del 2017: lo scorso giugno infatti la Commissione ha deciso di estendere in via provvisoria l’autorizzazione per altri 18 mesi, in attesa entro il 2017 del parere dell’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) sugli effetti della sostanza per la salute umana e per l’ambiente.

glifosatoIn attesa della decisione europea, dunque, la Coalizione ribadisce: “le Regioni italiane possono utilizzare gli strumenti a loro disposizione, in primo luogo escludere il glifosato dai disciplinari di produzione integrata. Come ha fatto la Calabria, prima tra le giunte regionali italiane, ad avviarsi verso un regime di ‘glifosato zero’, interrompendo i finanziamenti a chi lo utilizza”. Per la sigla, che riunisce diverse associazioni sotto l’insegna #StopGlifosato, la decisione della Calabria “di fatto accoglie e mette in atto la proposta che la coalizione aveva avanzato a tutte le Regioni Italiane, come passo necessario verso l’obiettivo ‘Glifosato Zero’ più volte annunciato dal Ministro Maurizio Martina”, si legge nella lettera firmata dalla portavoce Maria Grazia Mammuccini per conto dei presidenti di 45 associazioni.

“Si tratta di un esempio concreto di come le Regioni, in attesa della decisione sul glifosato a livello europeo, abbiano la possibilità di scegliere subito con i Piani di Sviluppo Rurale almeno d’interrompere immediatamente il finanziamento delle pratiche agronomiche che prevedono l’utilizzo di un prodotto cancerogeno per gli animali e probabile cancerogeno per l’uomo, oltre che principale inquinante delle acque superficiali e sotterranee come evidenziato dai dati ISPRA”.

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