Summit Rio+20, ambientalisti e società civile: occasione sprecata

“Il documento intitolato “Il Futuro che Vogliamo” è mediocre e non è altezza dello spirito e dei passi avanti fatti nei vent’anni trascorsi da Rio92”. È quanto hanno scritto associazioni ambientaliste e gruppi della società civile in una lettera presentata alle Nazioni Unite e ai delegato di Rio+20, il Summit Onu sullo sviluppo sostenibile in corso a Rio de Janeiro, dopo la chiusura dei negoziati di ieri sera. Si tratta di una netta presa di distanza dal testo finale, oggetto di delusione da parte di ambientalisti e società civile che confidavano nell’importanza del summit, anche se sin dall’inizio c’era la consapevolezza che sarebbe stato difficile arrivare a un esito davvero innovativo e vincolante.

Alla chiusura dei negoziati di Rio+20, il direttore generale del WWF Jim Leape, ha dichiarato: “Rio+20 era una Conferenza sulla vita; sulle future generazioni; sulle foreste, gli oceani, i fiumi e i laghi da cui tutti noi dipendiamo per avere cibo, acqua ed energia. Era una Conferenza per affrontare la pressante sfida di costruire un futuro che ci possa sostenere. Sfortunatamente, i leader del pianeta riuniti qui hanno perso di vista questa urgente motivazione. Ma l’urgenza di agire non è cambiata. E la buona notizia è che lo sviluppo sostenibile è una pianta che ha messo radici; crescerà nonostante la debole leadership politica qui a Rio.”

“Abbiamo visto dei leader farsi avanti a Rio, semplicemente non è stato nell’ambito dei negoziati: un’emozionante leadership cresce nelle comunità, nelle città, nei governi e nelle imprese che stanno gettando le fondamenta per proteggere l’ambiente, alleviare la povertà e portare il pianeta verso un futuro più sostenibile.” L’azione, insomma, è quella che viene dal basso, dalla società civile, dalle imprese che agiscono in nome della green economy, da più parti indicata come volano per la crescita e per fronteggiare la crisi economica

A seguire i negoziati di Rio c’era Mariagrazia Midulla, responsabile policy Clima ed Energia WWF Italia, che si è soffermata sul ruolo dell’Europa: “L’Europa si é presentata a Rio con proposte relativamente ambiziose, pure ben poche di queste proposte sono sopravissute nel testo finale – ha detto la responsabile WWF –  E’chiaro che il ruolo della UE é cambiato nel contesto globale, e che oggi le economie emergenti hanno assunto un ruolo politico nuovo e primario. Per questo, l’autorevolezza politica europea non puó che risiedere nella forza dell’esempio. Come WWF, dunque, sfidiamo la UE: dopo Rio, non solo bisogna comunque cercare di costruire sui pochi risultati ottenuti, ma soprattutto bisogna applicare le proprie posizioni a livello europeo, nel concreto. La green economy è anche la ricetta per far fronte alla crisi economica: sarebbe suicida continuare con una logica emergenziale senza avere una prospettiva”.

Ambientalisti e società civile hanno dunque preso le distanze dal testo finale, e inviato una lettera ai delegati presenti a Rio in cui si legge: “ Il “Futuro che Vogliamo” non si trova nel documento che porta questo nome. Il “Futuro che Vogliamo” non è quello risultato dal processo negoziale di Rio+20. Il “Futuro che Vogliamo” è fatto di impegni concreti e azione, non di sole promesse. Ha l’urgenza necessaria per risolvere, non posporre, la crisi sociale, ambientale ed economica. E’ fatto di cooperazione ed è in linea con la società civile e le sue aspirazioni, non solo con le posizioni comode dei governi”.

Per le associazioni, “nessuno di questi punti si trova nei 283 paragrafi del documento ufficiale che questa Conferenza lascerà in eredità. Il documento intitolato “Il Futuro che Vogliamo” è MEDIOCRE e non è altezza dello spirito e dei passi avanti fatti nei vent’anni trascorsi da Rio92. Né è all’altezza dell’importanza e dell’urgenza delle questioni affrontate. Le agende fragili e generiche per i prossimi negoziati non garantiscono risultati”. Non ci sono i risultati sperati e ci sono molte omissioni, per questo, conclude la lettera, “registriamo la nostra profonda delusione rispetto ai capi di Stato, sotto i cui ordini e guida hanno lavorato i negoziatori, e dichiariamo che non ammettiamo né avalliamo questo documento”.

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