Tagli al bilancio UE, una lettera al Parlamento per dire no

L’Europa sta attraversando una delle crisi più pesanti dal secondo dopoguerra. La storia insegna che di fronte a periodi di grande depressione, la strada per uscire è quella delle riforme che diano il via ad un nuovo corso: il famoso New Deal lanciato dal Presidente degli Stati Uniti Roosevelt tra il 1933 e il 1937. Da allora è passato quasi un secolo e sono cambiate tante cose: non siamo più nel pieno della rivoluzione industriale, piuttosto la vera rivoluzione è quella ambientale. E allora perché non lanciare un New Deal Green?

La proposta arriva da una serie di associazioni ambientaliste e non che hanno inviato oggi una lettera al Parlamento europeo, partendo da una forte critica ai tagli del bilancio comunitario approvati dal Consiglio europeo dell’8 febbraio scorso. “C’è bisogno di  un vero e proprio Green New Deal europeo per lo sviluppo di una nuova economia, basata sul risparmio di risorse, sull’efficienza, sulla ricerca, sull’innovazione e la coesione sociale, sulla valorizzazione dell’agricoltura di qualità – scrivono le associazioni nella lettera – Un progetto questo, necessario per il rilancio dell’economia europea, che non potrà vedere la luce se verranno approvati i tagli previsti dal Consiglio europeo dell’8 febbraio sul bilancio comunitario 2014 – 2020”.

La lettera invita i singoli parlamentari europei ad opporsi all’approvazione di questa “proposta di bilancio suicida, che non può e non deve rimanere immutato per i prossimi sette anni”. “Il risultato dell’ultimo Consiglio rappresenta un grave e preoccupante passo indietro nella costruzione dell’Europa dei cittadini perché continua a incidere negativamente proprio in quei settori fondamentali per la crescita e lo sviluppo: educazione, ambiente, agricoltura, innovazione e ricerca. In questo modo si può solo dis-fare l’Europa. Il Parlamento ha la forza e il potere per imporre al Consiglio almeno la sua revisione nel 2015, dopo le prossime elezioni europee – sostengono le associazioni – Un’occasione da non sprecare se per davvero si vuole che l’Europarlamento divenga nei prossimi anni la forza motrice della costruzione della casa comune dei cittadini europei”.

Purtroppo anche a livello comunitario sta prevalendo la logica recessiva della riduzione del bilancio pubblico, giustificata dalle difficoltà della crisi. Ma questo ragionamento è assurdo se applicato al bilancio comunitario che è, invece, l’unico che può fare da volano per il rilancio dell’economia europea. Infatti ben il 94% delle sue risorse torna agli Stati membri e può essere utilizzato per rilanciare in modo progetti di sviluppo che possano indirizzare l’economia e produrre occupazione soprattutto nei settori innovativi come quello della green economy. E’ stata confermata la destinazione di almeno il 20% dell’impegno finanziario complessivo a favore dell’azione climatica e per il sostegno alla transizione verso una “low-carbon economy”.

Ma nel complesso, i tagli proposti al bilancio lo riportano indietro, al livello degli Anni ‘80. Si tratta di 960 miliardi di euro in 7 anni: meno 86,6 mld di euro rispetto alla proposta della Commissione e meno 69,4 mld rispetto alle prospettive finanziarie attuali. Siamo dunque appena all’1% del PIL europeo. Un’inezia, se confrontato al 22% del PIL del bilancio federale americano.

Tra le associazioni firmatarie della lettera ci sono: ADA,  AIAB, ARCI, AUSER, Cittadinanza Attiva, CNCA, Federconsumatori, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Greenaccord, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino,  Movimento Federativo Europeo, Seiugl, Slow Food, TC.

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