Terremoto Emilia Romagna, si contano i danni. Domani il CdM dichiara lo stato di emergenza

Sono 4.500 gli emiliani sfollati a causa del terremoto avvenuto la notte tra sabato e domenica scorsa e proseguito, con più di 100 scosse di assestamento anche la scorsa notte. Cinque le vittime e molti i danni provocati dalla scossa più intensa, quella di magnitudo durata qualche secondo, anche se non si è ancora in grado di calcolarli tutti. Martedì il Consiglio dei Ministri dichiarerà lo stato di emergenza mentre il Mipaaf fa sapere di aver attivato un monitoraggio per valutare i danni al comparto agricolo. E’ proprio questo il settore che desta maggiore preoccupazione.

Anche perchè “la zona colpita dal sisma è un’area fortemente innervata da una rete economica costituita da tante piccole e medie imprese con forte vocazione agricola”. In attesa Fedagri stima che siano “ingenti i danni alle strutture e ai capannoni delle cooperative agricole della regione”. Coldiretti prova a dare una cifra e sostiene che i danni siano pari a 50 milioni di euro, per gli animali rimasti sotto le macerie. Da non sottovalutare anche le circa 200 mila forme di Grana e di Parmigiano impilate nei locali di stagionatura che sono cadute a terra da diversi metri di altezza, o si sono ammassate una sull’altra in bilico sui ripiani, tanto che è pericoloso entrare nei magazzini perché c’è il rischio che vengano giù a valanga.

Anche la situazione sanitaria è sotto controllo seguita costantemente dal ministro Renato Balduzzi, in contatto con il Dipartimento della Protezione Civile e le presidenze delle  Regioni Emilia Romagna e Veneto, l’evolversi della situazione sanitaria nelle zone colpite dal sisma. Il Ministro Balduzzi e’ anche in contatto con i vertici della Croce Rossa che sta operando nelle aree colpite. I tecnici del Ministero della Salute partecipano al tavolo del Comitato operativo di emergenza presso il Dipartimento della Protezione Civile.

Numerose anche le richieste della società civile. Federcontribuenti chiede di sospendere il decreto legge n.59 sulla riforma della Protezione Civile pubblicato sabato sulla Gazzetta Ufficiale che prevede: “La calamità naturale sarà a carico del cittadino.In caso di terremoto, alluvione, tsunami e qualsivoglia altra catastrofe, non sarà più lo Stato a pagare i danni. A ricostruire l’edificio crollato o pieno di crepe, casa o azienda che sia, dovrà provvedere il proprietario. A sue spese. O stipulando, previdente, una relativa polizza di assicurazione”.

Secondo Federconsumatori e Adusbef, il provvedimento in questione è del tutto improponibile e va cambiato. La norma,  infatti, non è ancora operativa in quanto manca il regolamento che dovrebbe essere emanato dal Governo di concerto con il Ministero dell’Economia e dello Sviluppo economico, la conferenza Stato-Regioni e l’Isvap. “C’è un limite a tutto, non si può permettere alle assicurazioni lucrare sulle disgrazie dei cittadini.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.

Non prevedere forme di risarcimento da parte dello Stato, infatti, vorrebbe dire rendere obbligatorie le polizze sulle calamità naturali, accrescendo così gli introiti delle compagnie assicurative, che già guadagnano abbastanza applicando le tariffe rc auto più care d’Europa.

Ermete Realacci, responsabile green economy del PD, ricorda che il nostro è un terriorio sempre a grave rischio sismico, una circostanza dimenticata quando si costruisce. Ed è per questo motivo che “eecentemente con alcuni colleghi parlamentari del PD Mariani, Margiotta, Bratti” ha depositato in Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera una nuova risoluzione che impegna in Governo ad estendere il beneficio fiscale del 55%, non solo a chi ristruttura la proprio abitazione nel segno dell’efficienza energetica, ma anche a chi vuole intervenire con requisiti antisismici. E’ una strada praticabile da subito, basta la volontà di percorrerla”.

L’ENEA, infine, ha organizzato un convegno per il 22 maggio sulla prevenzione antisismica. La strategia che propone l’Agenzia deve affrontare essenzialmente due questioni: il miglioramento della sicurezza e dell’efficienza energetica del patrimonio esistente e una gestione ottimale delle spese per la ricostruzione conseguente agli eventi calamitosi, creando un sistema virtuoso che possa anche favorire il rilancio del settore edilizio e del mercato immobiliare.

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