Trivelle, Corte Costituzionale: via libera al referendum

Via libera al referendum sulle trivelle. La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato ammissibile il quesito referendario che riguarda la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate, proposto da nove Regioni. Si dovrà decidere se le trivellazioni debbano proseguire per tutta la “durata di vita utile” dei giacimenti. Per le associazioni ambientaliste, da oggi impegnate di fatto nella campagna referendaria, “la Consulta dà ai cittadini la parola decisiva sulle trivelle”.

trivelleDopo le modifiche alla Legge di Stabilità, degli originari quesiti referendari che erano stati proposti dalle Regioni (ricorda l’Ansa) ne è rimasto in piedi uno: quello che riguarda la durata dei titoli per sfruttare i giacimenti lì dove le autorizzazioni siano già state rilasciate. Termine che la norma collega alla “durata della vita utile del giacimento”. Gli italiani dovranno dunque decidere le trivellazioni in mare e su terraferma proseguiranno per tutta la durata vitale dei giacimenti – formula che gli ambientalisti considerano ambigua.

“La Sentenza della Corte Costituzionale, che ha confermato il referendum sulle trivelle sul quesito già “promosso” dalle Corte di Cassazione, ci dà lo spunto per rilanciare richieste chiare al Governo: rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa (a cominciare da Ombrina) e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra, sino a quando non sarà definito un Piano energetico nazionale volto alla protezione del clima e rispettoso dei territori e dei mari italiani”: questa la posizione espressa a stretto giro, dopo la notizia dell’ammissibilità del referendum, da parte di Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e WWF, per le quali il giudizio della Consulta “conferma l’inefficacia del tentativo del governo di scongiurare il referendum sulle trivelle. La decisione della Corte Costituzionale – affermano le associazioni – chiarisce come quanto disposto con gli emendamenti alla legge di Stabilità lo scorso dicembre, benché segni un dietrofront radicale (e positivo) del governo, non risolva – sulla questione della fascia marina off limits – il conflitto sollevato dalle Regioni contro la strategia fossile del governo Renzi”.

Tutta la vicenda delle trivellazioni ha di fatto creato “un conflitto istituzionale senza precedenti nel Paese” fra governo centrale e regioni, parzialmente rientrato con le modifiche introdotte nella legge di Stabilità. Per gli ambientalisti “la Corte Costituzionale oggi respinge di fatto i tentativi furbeschi messi in campo dal governo per eludere il merito della questione delle trivelle entro le 12 miglia; e rimette al giudizio dei cittadini quei meccanismi legislativi truffaldini con cui si è aggirato sino ad oggi un divieto altrimenti chiaro, lasciando campo libero ai petrolieri fin sotto costa. La Corte Costituzionale – proseguono – ha quindi ritenuto che le affrettate modifiche governative non siano sufficienti e ha rimandato alla volontà popolare la decisione su quelle disposizioni del Decreto Sviluppo del 2012 (decreto legge 83/2012) che fanno salvi non solo i titoli abilitativi già rilasciati all’entrata in vigore della norma (cioè i diritti già acquisiti), ma anche i procedimenti autorizzativi in corso, conseguenti e connessi in essere a fine giugno 2010 nella fascia off limits delle 12 miglia. La modifica voluta dal Governo, pur eliminando la “sanatoria” sui procedimenti in corso, introduce una formula ambigua rispetto alla durata delle concessioni (per la durata di vita utile del giacimento)”. Parte di fatto da oggi la campagna referendaria.

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