Trivelle, Greenpeace: “Il Ministero renda pubblici i dati dei monitoraggi ambientali”

Il 17 aprile è sempre più vicino ma gli italiani che si recheranno a votare per il referendum sulle trivelle rischiano di soffrire di un grave vuoto informativo che potrebbe non far loro compiere una scelta realmente consapevole. L’ennesima denuncia in questo senso arriva da GreenPeace. L’associazione si è unita all’appello delle Regioni promotrici del referendum contro le trivellazioni petrolifere nel Mediterraneo presentando una lettera al Ministero per l’Ambiente e al Governo per chiedere di rendere pubblici i dati del monitoraggio ambientale di tutti i 135 impianti operanti nei mari italiani.

Al momento, infatti, sono noti i risultati relativi solo a 34 impianti. I dati di analisi, di proprietà di ENI, sono stati trasmessi a GreenPeace dal Ministero dell’Ambiente, in risposta ad un’apposita istanza. Il rapporto “Trivelle Fuorilegge”  che riassume i risultati dell’osservazione condotta dall’associazione ambientalista evidenzia chiaramente come i sedimenti nelle vicinanze delle piattaforme sono spesso contaminati a livelli molto più elevati di quelli previsti dalle norme comunitarie per almeno una sostanza pericolosa: nel 2014 il livello di tolleranza era oltre la soglia nel 67% dei campioni analizzati nelle vicinanze degli impianti.

Non va meglio neppure se si considera la composizione dei tessuti dei mitili che vivono nei pressi delle piattaforme che presentano concentrazioni di metalli pesanti (mercurio, esaclorobenzene ed esaclorobutadiene). Prendendo in considerazione soltanto il mercurio, abitualmente rilevato nei monitoraggi ambientali, risulta che circa l’86% del totale dei campioni analizzati tra il 2012-2014 superava il limite di concentrazione di mercurio.

Quali sarebbero i risultati dei monitoraggi se si prendessero in considerazione anche i dati delle altre 101 piattaforme sparse nei mari italiani? È questa una delle domande che GreenPeace e le Regioni rivolgono al Ministero e, al contempo, accusano il Governo di essere responsabile di una profonda disinformazione dei cittadini. “È inammissibile chiamare gli italiani al voto senza aver messo a loro disposizione gli strumenti necessari a orientarsi e votare consapevolmente”. Dice Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di GreenPeace Italia, che continua “Il Ministero per l’Ambiente risponda immediatamente, come è suo dovere fare. Ogni omissione in tal senso sarà un palese boicottaggio della democrazia e un atto di arbitrio dispotico”.

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